Ottobre 2018

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L’INCHIESTA Tutti in Europa

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ospitante che sa l’italiano li segue sul posto e vengono proposte una serie di attività collaterali culturali e socializzanti, compreso un corso di lingua. Incontri preliminari con i ragazzi e le loro famiglie e una grande attenzione a chi ha problemi di alimentazione o di salute completano il quadro. Insomma, nessuno parte allo sbaraglio», sottolinea Maggioni.

«Una delle difficoltà che si incontrano in progetti come questi è tranquillizzare i genitori dei ragazzi, affrontare insieme le loro paure, le loro ansie, tutte le perplessità iniziali», interviene Sabrina Marchetti, presidente dell’associazione Crescere insieme di Rimini, che in questi anni ha visto partire per Polonia, Inghilterra e Spagna una decina dei giovani con sindrome di Down o disabilità intellettiva che ruotano intorno all’organizzazione di volontariato. «Già il taglio del cordone ombelicale è difficile di per sé, figuriamoci lasciare andare in un Paese straniero il proprio figlio: “Come farà con la lingua?”, “E se si troverà male?”. Ma l’Erasmus è un’opportunità di crescita unica e i ragazzi tornano con un bagaglio di autodeterminazione grande e saldo. Le famiglie italiane sono ancora molto lontane dall’idea che i giovani con disabilità possano essere in grado di affrontare esperienze all’estero. Molti genitori non li lasciano nemmeno prendere l’autobus da soli in città; ma se fanno così, come possono sperare in una vita indipendente per i loro figli e in un “dopo di noi” sereno, quando diventeranno adulti e mamma e papà non ci saranno più?», si chiede Marchetti.

Questi progetti, infatti, non solo hanno ricadute formative e valgono pure per l’alternanza scuola-lavoro, ma incidono anche in modo significativo sull’autonomia, l’autostima, i ricordi. «Inoltre fanno curriculum e sono un Erasmus a tutti gli effetti, semplicemente adattato alle esigenze di ragazzi con sindrome di Down, autismo o altre disabilità di tipo intellettivo, cognitivo e relazionale», conclude il direttore di Volontarimini.

Tutto ciò è possibile perché l’obiettivo del Programma Erasmus+, gestito dalla Commissione europea e dai diversi Paesi partecipanti, è l’apprendimento continuo attraverso un’esperienza all’estero. Non importa se si frequenta una scuola professionale, un liceo, l’università, si lavora, si ha un bisogno speciale o una situazione economica disagiata. In Italia la gestione è affidata a tre enti: l’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire – con competenza in mate-

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Qui sopra e in alto a destra, due giovani dei progetti Erasmus di Volontarimini. A pag. 11 un gruppo di ragazzi a Creta.

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