Luglio 2018

Visualizza la pagina 8 di SuperAbile Inail di Luglio 2018 in formato .pdf

Usa i tasti direzionali avanti e indietro della tastiera per sfogliare la rivista

Scarica la pagina in formato .pdf

Scarica l'intera rivista in formato .pdf

Scarica Adobe Reader per visualizzare le pagine in formato .pdf

Michela Trigari

C’è chi si è comprato un esoscheletro per usarlo un’oretta tutti i giorni e chi invece ha testato o sta sperimentando una protesi bionica. Non più tecnologia del futuro, la robotica è adesso, qui e ora. In parte è già uscita dai laboratori di ricerca per diventare uno spicchio fondamentale della riabilitazione o della telemedicina domiciliare nei centri specializzati, in parte, invece, è ancora oggetto di studio, come il “robot badante”. E poi ci sono videogame interattivi e ambienti di realtà virtuale per migliorare le capacità motorie o cognitive, interfacce cervello computer, abiti e case con sensori di movimento per monitorare le performance o lo stato di salute di disabili e anziani.

«Negli ultimi cinque anni c’è stato un piccolo boom nel campo della robotica al servizio delle persone fragili, spinto dalle prime evidenze cliniche. Nel nostro Paese – che è tra i più forti d’Europa in materia – ci sono diversi poli d’eccellenza», osservano dall’Istituto italiano di tecnologie di Genova. Tra questi, oltre all’Iit, ci sono l’Istituto di biorobotica della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, la Fondazione Don Gnocchi di Milano e la Fondazione Santa Lucia di Roma (due Irccs, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico), l’Università Campus bio-medico di Roma. Spesso questi enti collaborano tra loro, portando avanti filoni di ricerca incrociati. Trasversale a molti è il Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio (Bologna) che, per legge (grazie al dpr 782/84), mette a disposizione le proprie competenze e alcuni assistiti fanno da tester, in veste di centro per la sperimentazione e l’applicazione di protesi e presidi ortopedici.

Quelli che l’esoscheletro.Franco tutti i giorni cammina un’oretta grazie al suo esoscheletro e a due stampelle. Prima l’ha preso a noleggio, poi se l’è comprato: ha scelto Rewalk, di fabbricazione israeliana, ma ce ne sono altri sul mercato. Ha dovuto sborsare 70mila euro: metà di tasca propria e metà raccolti grazie a iniziative di beneficenza; il Servizio sanitario nazionale, infatti, non lo considera tra gli ausili da erogare. «Mi sono approcciato a questo tipo di robotica indossabile mentre ero a Villa Beretta, centro di riabilitazione dell’Ospedale Valduce di Como. Ora lo uso per fare passeggiate al parco, per andare al bar o in giro per il paese (abito a Gazzaniga, in provincia di Bergamo), per farlo conoscere alle altre persone disabili. Ma non è sostitutivo della carrozzina – dice –: i benefici sono dati soprattutto dal mantenere una postura eretta, che migliora i problemi legati a osteoporosi, vescica e intestino. È un piacere per il corpo, ma lo è anche per l’anima». Franco Tonoli, 59 anni a ottobre, è un uomo che non sa stare fermo: ex sportivo, dedicava la maggior parte del suo tempo libero alla montagna e allo sci. Nel 2012 ha un incidente durante un’arrampicata sull’isola di Kalymnos, in Grecia: cade, batte la schiena, resta paraplegico. Ma l’anno scorso ha partecipato alla mini-race per “rewalker” organizzata dalla casa di cura Domus Salutis di Brescia.

L’efficacia degli esoscheletri, utilizzati oggi in varie cliniche, è ancora oggetto di studio. Il Montecatone Rehabilitation Institute di Imola (Bologna), per esempio, l’ha testato per due anni su 74 pazienti, di cui 34 in sperimentazione: il modello prescelto è stato l’Ekso Gt, prodotto dalla società statunitense Ekso Bionics. «I risultati hanno dimostrato che l’esoscheletro permette una precoce possibilità di riabilitazione per chi può recuperare un cammino parziale dopo una lesione midolla-

  - CONTINUA A PAGINA 10

Negli ultimi cinque anni c’è stato un piccolo boom nel campo della robotica al servizio delle persone fragili, spinto soprattutto dalle prime evidenze cliniche. L’Italia è tra i Paesi più forti d’Europa in materia.

9