Luglio 2018

Visualizza la pagina 40 di SuperAbile Inail di Luglio 2018 in formato .pdf

Usa i tasti direzionali avanti e indietro della tastiera per sfogliare la rivista

Scarica la pagina in formato .pdf

Scarica l'intera rivista in formato .pdf

Scarica Adobe Reader per visualizzare le pagine in formato .pdf

CAMBIARE ORIZZONTE di Andrea Canevaro

Nel racconto (e nell’ascolto) l’incontro delle nostre stagioni

«Oggi che sono quasi immobilizzato in una poltrona percepisco il mio stato non come una vera e propria malattia ma ancora come un fastidio estraneo ed esterno», scriveva nel 1976 Marcello Ceccarelli in Viaggiatore provvisorio. Breve storia di un uomo, della sua sclerosi a placche e di un esperimento finora mal riuscito (Zanichelli). Questa citazione suggerisce una riflessione. La nostra vita percorre diverse stagioni. A volte questa espressione nasconde l’esistenza di stagioni belle che hanno preceduto stagioni anche molto brutte. Se raccontiamo la nostra vita, è facile che le nostre parole mettano quelle stagioni le une contro le altre. Siamo spezzati in due: uno ha vissuto le stagioni belle, e l’altro quelle brutte.

Un fatto però è certo: chi ascolta, implicitamente, ci ricompone. Non siamo più spezzati? Troppo semplice. Non lo siamo più del tutto. Chi ascolta ha un’unica fonte: un unico narratore. L’ascoltatore, l’ascoltatrice, è una comparsa. Sarà anche un’umile comparsa, ma ricompone, nell’ascolto, una vita nelle sue diverse stagioni. È poco? Fate voi. Fa anche, e non poco, il modo di ascoltare. Meglio l’ascolto della comparsa umile, gentile, che quello di chi interpreta, deduce, sentenzia, cercando di imporsi come protagonista. Il modo di ascoltare umile e gentile, rimanda, una sola immagine: il narratore delle stagioni di una vita. Le stagioni litigano fra loro. Le belle stagioni accusano quelle brutte, che reagiscono accusando le belle di essere state inutili, effimere, illusorie.

Chi ascolta, ascolta. Quante vite stanno insieme, e si vogliono bene, litigando? Senza litigare sarebbero spente. Così l’ascoltatore umile è utile. L’ascolto, umile, permette a chi ha vissuto stagioni belle e stagioni brutte di essere se stesso, in tutte le stagioni. Chi ascolta non perde tempo, anche se può essere giudicato come poco produttivo. Senza enfasi, riteniamo l’ascolto utile, e quindi produttivo. Ci sono dei versi di un poeta, che speriamo non venga immediatamente inserito nella categoria degli improduttivi: «Ma capita che la vita / si mostri sotto un altro profilo / e le cose grandi / le capisci / attraverso una sciocchezza» (Vladimir Majakoski).

musica visiva

Cantare in Lingua dei segni: lo insegna Mauro Iandolo, “Lis performer” di cover

Non solo un “interprete”, ma un “performer”: perché la Lingua dei segni non è solo comunicazione, ma anche espressione artistica. Mauro Iandolo la usa da quando era bambino: la Lis per lui è una lingua madre, perché è figlio di genitori sordi, anche se ci sente e parla normalmente. Ma per lui questo idioma è così familiare che oggi traduce anche le canzoni e tiene seminari per insegnare ai non udenti a farlo; in questo campo da qualche tempo s’impegna (e si diverte) con passione. Ed è ormai molto conosciuto per aver tradotto in Lis alcuni testi famosi, come Luce e L’anima vola di Elisa, La differenza tra me e te di Tiziano Ferro, Albachiara di Vasco Rossi. Unisce la Lingua dei segni e la musica con la danza, producendo su YouTube videoclip di canzoni del repertorio italiano, per abbattere ulteriormente le barriere culturali. Le persone sorde, infatti, riescono a percepire il ritmo grazie alle vibrazioni, guardando il movimento del corpo e l’esecuzione del segno che segue l’estensione della parola cantata. Questo tipo di performance è già molto richiesta nei concerti degli altri Paesi. La difficoltà maggiore? «Sciogliere le metafore della lingua», dice. [C.L.]

41