Luglio 2018

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L’ESPERTO RISPONDE Numero verde 800/810810

Scuola

Sono la mamma di un bambino con disabilità certificata ai sensi della legge 104/92, art. 3 comma 3. Mio figlio frequenta la scuola dell’infanzia e il prossimo anno dovrei iscriverlo alla scuola primaria. Ho parlato con la specialista della Asl che segue mio figlio da quando è nato e successivamente con il responsabile della neuropsichiatria infantile che ha rilasciato la diagnosi clinico funzionale. Vorremmo sapere se c’è la possibilità di farlo rimanere un ulteriore anno nella scuola dell’infanzia in quanto, a nostro parere, non esistono ancora le condizioni per il passaggio alla scuola primaria.

Con la sentenza del 5 ottobre 2016 n. 2473, il Tar di Catania, ha accolto il ricorso del genitore di un bambino certificato in stato di gravità come suo figlio, per il riconoscimento, in relazione agli speciali bisogni educativi rilevati dalle figure specialistiche di riferimento, della sua permanenza in deroga presso la scuola dell’infanzia. La sentenza richiama la nota del ministero dell’Istruzione n. 547 del 21 febbraio 2014 che, nel fornire chiarimenti in ordine alla deroga all’obbligo scolastico per gli alunni che necessitano di una speciale attenzione ai sensi della direttiva sui Bes del 27 dicembre 2012 e successive circolari applicative, ha chiarito in via generale che il dirigente scolastico, sentito il team dei docenti, può decidere di fare permanere gli alunni con particolari esigenze di salute nella scuola dell’infanzia per il tempo strettamente necessario all’acquisizione dei prerequisiti per la scuola primaria, e comunque non superiore a un anno scolastico.

Quindi il Tar di Catania sostiene la fondatezza del ricorso citando anche l’art. 114 del decreto legislativo n. 297/1994 dove si afferma che, qualora venga data adeguata dimostrazione del fatto che l’alunno, pur avendo compiuto i sei anni di età, non è ancora pronto per un proficuo inserimento nella prima classe della scuola primaria, può disporsi la permanenza per un ulteriore anno nella scuola dell’infanzia.

Lavoro

Lavoro nel settore privato e assisto mia figlia di due anni. Vorrei fruire del congedo straordinario retribuito; ho però un dubbio: mia figlia è stata affidata dal tribunale dei minori sia a me sia al padre. Il giudice non ha stabilito una calendarizzazione dei giorni di affido; in genere, quindi, stabilisco di volta in volta i giorni in cui sta con me o con il padre. Vorrei sapere se posso fruire del congedo anche nei giorni in cui mia figlia sta con il padre.

Il congedo straordinario retribuito della durata di due anni può essere richiesto dai genitori e, in tal caso, non è previsto il requisito della convivenza, pertanto lei potrà usufruire di tale agevolazione anche nel caso di affido condiviso di sua figlia con il padre. Il padre stesso è nella condizione di poter richiedere il congedo straordinario. Infatti, il principio del referente unico, per cui il congedo non può essere riconosciuto a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona disabile, trova l’unica eccezione per i genitori: a entrambi viene riconosciuto il diritto di fruire del congedo anche se alternativamente e negli stessi giorni l’altro genitore non può fruire dei permessi ai sensi della legge 104/92.

Il congedo può essere fruito anche quando uno dei due genitori non sia un lavoratore, oppure sia un lavoratore autonomo (che quindi non può accedere a questi benefici). Pertanto, nei giorni in cui la figlia è con il padre, la madre potrà fruire del congedo straordinario se il padre non ne fruisce.

La natura di questa agevolazione, infatti, non prevede che l’assistenza sia erogata espressamente per accudire fisicamente la persona, l’assistenza infatti può esplicitarsi anche in attività che sono di aiuto o di supporto alla persona con disabilità, come per esempio l’acquisto di un medicinale, il pagamento di una bolletta o altro. La normativa, non prevede neanche che, durante le ore di assistenza, il familiare debba rimanere a contatto con la persona da assistere e, certamente, non vi è un elenco di attività possibili o lecite.

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