Luglio 2018

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CULTURA

La qualità della vita passa anche dal potersi raccontare

Nel volume Qualità della vita, narrazione e disabilità. Esperienze e proposte, a cura di Mariateresa Cairo e Marilena Marrone (edito da Vita e pensiero), viene sottolineata anche «la centralità della storia biografica della persona con disabilità, quale elemento fondamentale nell’accompagnamento e nell’accoglienza, da riconoscere e/o ricostruire attraverso un attento lavoro di ascolto e osservazione». Un interessante punto nodale: «Qualsiasi progetto educativo-didattico e/o riabilitativo personalizzato dovrebbe partire dalla conoscenza della persona e della sua famiglia, dalle risorse interne e da quelle di rete che possono favorire qualità della vita e benessere». Nella buona pratica del raccontarsi e raccontare si rivela così il bisogno di aprirsi «per farsi conoscere, per condividere, per partecipare». Inoltre alcune pagine sono dedicate all’aiuto che possono offrire le nuove tecnologie alla qualità della vita e all’esperienza di master in interventi educativi e riabilitativi assistiti con gli animali. [L.B.]

LIBRI

L’amore va oltre le apparenze

Dodo Corfù
#lamoreaccade
Marsilio 2018
208 pagine, 17 euro

A 50 anni Lidia non ha un marito né figli, neppure parenti né animali da accudire. È una persona immersa nella solitudine, a cui sembra di trovare su Facebook, con le sue applicazioni e chat, un antidoto: nel mondo virtuale si sente una stella nel falso profilo Coora, dove può camuffare i suoi limiti e celare i suoi difetti. Ma ecco che la realtà supera, come quasi sempre succede, la finzione: l’incontro con l’uomo della sua vita avviene dall’oculista, nella più prosaica quotidianità. Lui non somiglia affatto agli uomini vincenti idealizzati e vagheggiati: Paolino, insegnante elementare precario, ha la retinite pigmentosa e sta diventando cieco. Eppure ha «occhi tanto belli da stonare con il resto»: tarchiato, basso, «il suo viso, grassoccio e banale, le guance, larghe e cascanti, l’espressione senza sale». Con ironia ma anche tenerezza, Dodo Corfù (ingegnere minerario balbuziente) racconta questa storia sentimentale nel romanzo #lamoreaccade, edito da Marsilio.

Senza cellulare («coi miei problemi di vista non li potrei mai vedere quei numeri così piccoli»), ma grazie a un telefono per ipovedenti «con numeri tanto grossi che anche io li vedo, senza lente di ingrandimento» e «la voce che annuncia di chi è la telefonata in arrivo», Paolino inizia il corteggiamento e chiarisce di non sentirsi «affatto una vittima, c’è chi sta peggio di me». Distingue ancora le sagome, ma nel campo dei sentimenti si muove benissimo, con idee nitide e delicatezza, «un concetto per l’eternità, senza scadenza, come la gentilezza». [L.B.]

LIBRI

Dal silenzio alla speranza

Sophie Chen Keller
La voce delle cose perdute
Editrice Nord 2018
336 pagine, 18 euro

Il silenzio forzato o scelto diventa a volte occasione di riflessione, attenzione. E rende come spada affilata l’intelligenza, capace di intercettare particolari invisibili a chi è distratto e immerso in un fiume di suoni, di parole. Parte proprio dal silenzio la storia di Walter, protagonista del romanzo La voce delle cose perdute, tradotto dall’Editrice Nord e firmato da Sophie Chen Keller, alla sua prima prova narrativa, nata in Cina ma negli Stati Uniti fin da bambina.

Il suo personaggio odia le parole: soffre di un disturbo che gli impedisce di articolare bene i suoni e, stanco di essere deriso dai coetanei, ha deciso di chiudere la bocca. Dodicenne, Walter sceglie di aguzzare altri sensi, come la vista: spalanca gli occhi e riesce a notare particolari che sfuggono alla maggioranza della gente. Sviluppa così un’abilità molto particolare: ritrovare le cose perse. Ecco perché, quando il libro della madre scompare, si tuffa nella ricerca insieme all’inseparabile labrador Milton, suo unico amico. Questa sorta di caccia al tesoro li porta, a loro volta, negli angoli dimenticati di New York, dove vivono altre persone “invisibili” che però – nono-

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