Luglio 2018

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todromo di Mores, in provincia di Sassari, però, un nuovo incidente. «Inizialmente la passione per l’acqua è stata un po’ forzata – racconta –. Era il 2010 e mentre giravo in pista sono caduto rompendomi la spalla, la clavicola e le costole. L’ortopedico mi consigliò di andare in piscina, ma non pensavo che avrei finito per praticare nuoto, men che meno a livello agonistico. Terminata la riabilitazione, la dipendenza da cloro era ormai parte di me e così dal 2011 non mi sono più fermato».

A poco a poco l’acqua diventa un elemento essenziale nella sua vita. «Mi sentivo più nudo senza protesi che senza mutande – scherza l’atleta –. Farsi vedere senza protesi era pesante, ma una volta entrato in acqua potevo fare quello che fanno tutti senza il minimo handicap. Tutto questo mi ha fatto credere in me stesso e da lì all’agonismo, il passo è stato breve». Nel 2011 Nicola Azara inizia a gareggiare. Dopo qualche passaggio tra varie società, approda alla sassarese di nuoto Progetto Albatross, dove viene seguito dall’allenatore Sergio Russo.

Nella vita di tutti i giorni, l’atleta cinquantenneè un perito agrario e segue l’azienda zootecnica di famiglia. Ha un figlio di quasi 14 anni, anche lui appassionato di nuoto. Un figlio che ha voluto con sé in una delle sue imprese: la traversata da Olbia a Ostia. «Nel 2014 ho partecipato al progetto “Abbattiamo le barriere”. Tre atleti del nuoto nazionale, tra cui Claudio Gargaro, si sono messi in testa di fare la traversata – ricorda –. Sono stato tirato dentro a cinque giorni dalla partenza per una sostituzione, ma ho detto subito: vengo solo se mi accompagna mio figlio. Sulla barca era il mio punto di riferimento». Tra le due coste ci sono circa 230 chilometri: «Abbiamo fatto una staffetta. Nuotavamo due ore a testa, con sei ore di riposo a rotazione. Ci sono volute 46 ore in tutto. È una di quelle esperienze che capitano una volta nella vita e che rimangono per sempre».

La curiosità e la voglia di mettersi alla prova sono le costanti che caratterizzano la sua esistenza. Sebbene l’acqua rappresenti oggi la passione più grande, all’orizzonte c’è anche qualcos’altro: «Ho iniziato ad avvicinarmi al mondo del triathlon. A breve riceverò la protesi per correre e la prima tappa sarà a ottobre al meeting internazionale che si terrà al Forte Village, in provincia di Cagliari», anticipa.

Tuttavia, l’obiettivo principale rimangono le prossime Paralimpiadi. A supportarlo in questa avventura è la Sede Inail di Sassari-Olbia-Tempio che, nel 2017, ha realizzato il progetto “Road to Tokyo” per permettere proprio ad Azara di qualificarsi. «Sulla base di una convenzione siglata nel 2006 con il Cip, l’Inail interviene con attività di orientamento e avviamento allo sport per i disabili da lavoro – chiarisce Luisella Pili, assistente sociale per la Sede di Sassari-Olbia-Tempio –. Sono molti gli assistiti che negli anni hanno partecipato a queste iniziative. Nicola Azara e Giovanni Achenza, che alle Paralimpiadi di Rio ha vinto la medaglia di bronzo nel triathlon, sono i due assistiti che praticano sport a livello agonistico».

Con Azara, che già aveva iniziato a fare sport, è subito nata l’idea di realizzare un progetto per permettergli di partecipare alle gare nazionali e internazionali di qualificazione per le Paralimpiadi in Giappone. «Con “Road to Tokyo” abbiamo previsto un allenamento mentale con uno psicologo dello sport, uno tecnico per perfezionare la nuotata e un supporto economico alle spese sostenute per gareggiare a livello nazionale e internazionale. I risultati sono buoni: il progetto verrà ripresentato anche per il 2018». Ora si tratta di «riuscire a strappare un tempo buono per avere accesso alle Paralimpiadi – puntualizza il nuotatore –. Spero di poter competere nella gara più lunga, ovvero quella dei 400 stile».

Mentre Azara sogna il podio, il suo nome e quello di Achenza sono già un esempio per tutti gli assistiti della Sede Inail di Sassari-Olbia-Tempio. «Avere due atleti come loro tra i nostri dà entusiasmo e motivazione – racconta Pili –. Gli assistiti si conoscono e questo li aiuta a superare i propri limiti. Per qualcuno può significare soltanto iniziare a nuotare, per altri sono uno stimolo a fare sport. Ci sono riscontri positivi per tutti».

Dal 2011 Nicola Azara gareggia come nuotatore. Si sta allenando per qualificarsi e partecipare alle prossime Paralimpiadi, in programma a Tokyo nel 2020.

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