Luglio 2018

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L’INCHIESTA Futuro presente

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me al Campus bio-medico di Roma. Ma anche le protesi in titanio realizzate con la tecnica di osteointegrazione, che prevede il fissaggio sull’osso residuo, sono frutto della nostra sperimentazione in collaborazione con l’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. Altri filoni di indagine sono un simulatore all’uso della carrozzina nei contesti di vita domestica e professionale, in partnership con il Centro nazionale ricerche, e una “Tuta” indossabile per il monitoraggio e la valutazione della riabilitazione e del reinserimento occupazionale in collaborazione con il Politecnico di Milano».

Karoly, 37enne di origine romena, ex boscaiolo infortunato sul lavoro che vive in provincia di Cosenza, è stato il primo a testare “Rise”, un verticalizzatore robotico in grado di far muovere la persona in ambiente domestico, attualmente testato da dieci pazienti del Centro di riabilitazione motoria Inail di Volterra (Pisa). «La macchina fa presa sulle cosce, ha un supporto lombare, si comanda con un joystick ma è predisposto per essere richiamato automaticamente verso chi lo usa nel momento in cui ci si alza dal letto – precisa Elisa Taglione, responsabile della sperimentazione clinica del Centro di Volterra –. Può far assumere al paziente varie posizioni, non necessita di stampelle come l’esoscheletro, per cui si hanno sempre le braccia e le mani libere, e riduce la necessità di trasferimenti da seduta a seduta, compresa quella per andare in bagno». Ma il Crm Inail è forte soprattutto nella ricerca robotica riabilitativa applicata in ambito ortopedico e traumatologico e per problematiche di tipo muscolo-scheletriche.

L’ultima frontiera: robot umanoidi e sempre più soft.«La robotica ha preso piede perché soddisfa appieno i bisogni di riabilitazione delle persone: alta intensità di esercizio anche nella fase immediatamente post acuta, alta ripetitività, possibilità di personalizzare gli esercizi e capacità di misurare scientificamente i risultati della terapia – spiega Lorenzo De Michieli, coordinatore di Rehab Technologies Inail-Iit, laboratorio congiunto dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova –. Da qui la sua entrata massiccia in campo sanitario in tutte le sue declinazioni: non solo riabilitativa, ma anche robotica indossabile, protesica e umanoide. Ed è proprio l’intelligenza artificiale a essere l’ultima frontiera della sperimentazione: R1, per esempio, è un robot umanoide che sarà testato dalla Fondazione Don Gnocchi per l’applicazione in riabilitazione». Grazie a un joint-lab, i due enti stanno lavorando insieme per far sì che il robot R1, in un futuro non troppo lontano, sia in grado di raccogliere oggetti, ricordare di prendere le medicine, mimare e supervisionare alcuni semplici esercizi fisici da far fare al paziente nei suoi centri. «Si tratta di una tecnologia futuribile, pronta probabilmente tra qualche anno, finalizzata anche a far capire al robot quando è il momento di aiutare la persona in quanto ne riconosce lo sforzo in una sorta di dialogo tra sensori in grado di captare le informazioni cinematiche ed elettromiografiche».

E poi ancora: robot “infermieri” che riconoscono lo stato di salute di una persona dal battito cardiaco o dagli indicatori di stress, come quelli che la Scuola Sant’Anna di Pisa sta testando nella Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia) grazie al progetto “Accra”, e robot colf o badanti. «La robotica socio-assisten-

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In basso a destra, “Rise”, verticalizzatore attualmente testato da dieci pazienti del Centro di riabilitazione motoria Inail di Volterra (Pisa). Nella pagina seguente, il robot umanoide R1 messo a punto dall’Iit di Genova.

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