Luglio 2018

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ta di riabilitazione pediatrica, la parte del gioco è molto importante: per questo la Fondazione Don Gnocchi ha investito anche sulla realtà virtuale. Lo ha fatto con CareLab, un laboratorio realizzato nel Centro “Santa Maria Nascente” di Milano in cui strumenti audio e video, una stanza multimediale semi-immersiva che riproduce un parco giochi e sensori di movimento aiutano e monitorano il percorso riabilitativo dei più piccoli, mentre il terapista – che è sempre presente – può, a ogni sessione, personalizzare e adattare le attività ludiche ai bisogni di ogni ragazzino.

Ma la realtà virtuale può essere anche totalmente immersiva ed estremamente realistica, come invece avviene nell’Istituto Auxologico di Milano. Qui si trova Cave, un ambiente dove su tre pareti e sul pavimento vengono riprodotte scene di vita quotidiana con cui il paziente, che indossa dei particolari occhiali 3D, può interagire utilizzando un joypad mentre dei sensori di posizione rilevano i suoi movimenti per trasmetterli al computer.

La neuroriabilitazione attraverso le interfacce tra cervello e computer è invece la particolarità della Fondazione Santa Lucia di Roma. Nel suo

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Sandro, uno smartphone e la sua domotica low cost per gestire la casa con joystick e comandi vocali

Tutto è partito «dall’esigenza di avere un joystick per la carrozzina elettrica con il Bluetooth integrato, in grado di gestire contemporaneamente anche il pc e lo smartphone». Oggi, con quel cellulare, Sandro Tiengo comanda a distanza perfino i punti luce dell’abitazione, due televisori, condizionatore, ventilatore, computer e stampante, scuri, porta e cancelletto. Inoltre controlla la videocamera di sorveglianza della casa. E lo fa pure attraverso il riconoscimento vocale. La sua, inoltre, è una domotica fai-da-te a basso costo, frutto della sua passione per l’informatica.

Sandro ha 50 anni, è un ex muratore, vive vicino Chioggia, è tetraplegico a causa di un incidente sul lavoro (trent’anni fa cadde da un tetto) e riesce solamente a fare un piccolo movimento dell’avambraccio destro. Ma, grazie a quel gesto e all’aiuto dell’Inail di Venezia, l’automazione del suo appartamento è appena diventata realtà. «L’idea è nata circa un anno fa – racconta –. Mi sono documentato su Internet per capire se quello che pensavo era davvero fattibile e cosa effettivamente mi sarebbe servito. Preso atto che il progetto poteva decollare, per creare la parte software ho acquistato quattro applicazioni da installare sullo smartphone, un convertitore e una decina di relè a infrarossi programmabili da mettere vicino gli interruttori della luce. Costo totale: 300 euro. La spesa maggiore è stata quella per pagare l’installatore». Perché per far di necessità virtù basta l’ingegno. [M.T.]

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