Giugno 2018

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DANZA

Le ballerine cinesi che incantano il mondo

Tra le opere e le gesta umane attraverso cui quel vasto insieme di discipline che per sintesi chiamiamo “arte” si manifesta, ne esistono alcune che sono così mirabolanti, quasi incredibili, da rendere difficoltoso il compito di chi debba descriverle con le parole. Provate a immaginare, per esempio, una ballerina cinese, bellissima e poco più che adolescente: si porta al centro del palco, sotto un arco bordato in oro che – al pari degli abiti scenici che indossa – ricorda la versione postmoderna di un antico tempio buddista. Accenna un sorriso al pubblico, poco prima che parta la musica: e alle prime note, con uno scatto ritmico deciso, inarca all’esterno del corpo le braccia, che diventano dieci, venti, cinquanta, come quella di un’aggraziata Dea Kalì.

Quel gioco di braccia – ottenuto mettendo in fila oltre venti ballerine, che danzano con una sincronizzazione perfetta e con movimenti appena sfasati tra l’una e l’altra, per dare al pubblico in sala l’effetto ottico della “scia” – è una delle incredibili coreografie da oltre 30 anni portate in scena dalla China Disabled People’s Performing Arts Troupe, compagnia cinese d’arti performative delle persone disabili. Incredibili, le loro danze, lo sarebbero comunque: ma lo diventano ancora di più quando ci si rende conto che a eseguire quei movimenti, così intricati e perfettamente sincronizzati, sono ballerine sorde: che dunque, per i loro passi, non possono affidarsi che alle vibrazioni prodotte dalla musica e dai battiti ritmici nello spazio scenico.

Fondata nel 1987 da una trentina di persone disabili, che decisero di continuare a collaborare dopo aver partecipato al primo Festival cinese delle arti, per i primi 13 anni la compagnia si è mossa in modo amatoriale, «e con l’idea – racconta – di promuovere l’eguaglianza e l’inclusione nel mondo dell’arte». Col tempo, però, le coreografia portate in scena hanno raggiunto un livello di sofisticazione tale da rendere il gruppo uno dei più apprezzati nella danza cinese, con spettacoli portati in oltre 100 Paesi del globo terrestre. Quella del Bodhisattva con mille mani è forse la loro danza più celebre, difficile e richiesta: come tutte le altre, è eseguita sulle musiche tradizionali, anche se spesso riarrangiate in chiave moderna, eseguite da un’orchestra di musicisti non vedenti. Attualmente – tra questi ultimi, le ballerine e altri artisti al seguito – la compagnia conta all’incirca 110 elementi e nel 2017 ha festeggiato i primi 30 anni di storia. [Antonio Storto]

Da oltre 30 anni China Disabled People’s Performing Arts Troupe si esibisce nei migliori teatri cinesi e di tutto il mondo

Ciechi e vedenti insieme per un’esperienza multisensoriale internazionale

Fino al 4 luglio a Siena, nel museo di Santa Maria della Scala, sarà allestita l’esposizione Josef and Anni Albers. Voyage inside a blind experience, con opere accompagnate da speciali tecnologie in grado di offrire a tutti i tipi di pubblico – con e senza disabilità visiva – suggestioni tattili e uditive. Il progetto è nato grazie a una collaborazione internazionale fra il polo museale e il The Glucksman, University College Cork, il Museo di arte contemporanea di Zagabria (Croazia), l’Istituto dei ciechi di Milano e Atlante Servizi culturali. Curata da Gregorio Battistoni e Samuele Boncompagni, la mostra sarà ospitata successivamente al The Glucksman, in Irlanda, e al Muzej suvremene umjetnosti Zagreb. Sarà possibile toccare per la prima volta cinque opere degli Albers, fra cui una stampa senza inchiostro né colori ma solo con le linee in rilievo. Una sezione è dedicata all’ascolto e alla musica, con le copertine disegnate per la Command Records connesse alle tracce dei vinili corrispondenti. Catalogo in Braille, con riproduzioni tattili in termorilievo. [L.B.]

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