Giugno 2018

Visualizza la pagina 24 di SuperAbile Inail di Giugno 2018 in formato .pdf

Usa i tasti direzionali avanti e indietro della tastiera per sfogliare la rivista

Scarica la pagina in formato .pdf

Scarica l'intera rivista in formato .pdf

Scarica Adobe Reader per visualizzare le pagine in formato .pdf

  - CONTINUA DA PAGINA 24

da corsa pilotati a vista o in modalità Fpv (First person view), che è quella che Luisa preferisce. Nell’Fpv drone racing i velivoli sono dotati di una microtelecamera che trasmette in tempo reale le immagini a un visore. «La prima volta che ho usato gli occhiali mi sono sentita completamente libera, in volo. È stato subito amore, ho perso la testa». I droni vanno pilotati il più velocemente possibile in percorsi in cui devono affrontare curve strette e passaggi in “gate”, schivare ostacoli, tuffarsi in picchiata. Chi riesce a completare il circuito nel tempo migliore e senza commettere penalità, vince.

«Con il visore vedi quello che “vede” il drone, è come stare in aria, si annulla la distanza tra il mezzo e la persona. Anzi, si diventa il mezzo», spiega Luisa. È proprio come volare ed è per questo che la prima parola che Luisa associa al volo con il drone (ma sarebbe sicuramente così per chiunque) è libertà. «Mi sento libera non solo di muovermi, dal momento che il mio corpo “diventa” il drone. Mi sento libera anche da ogni pensiero: pilotando mi sfogo e lascio andare tutta l’energia che ho dentro. Il drone racing è velocità, è adrenalina, è tutta una serie di emozioni che faccio fatica a descrivere. È uno sport molto coinvolgente, una volta che lo provi non vorresti staccartene mai». Una disciplina che richiede anche sangue freddo, lucidità, prontezza di riflessi, strategia e una serie di competenze tecniche per mettere a punto i droni. Una continua ricerca di equilibrio tra emozione e calcolo: «Devi saper gestire il mezzo, conoscerlo, non perdere la testa per gli imprevisti che possono capitare».

Nel giro agonistico, i piloti in Italia sono una trentina e si conoscono tutti. «La prima volta che mi hanno vista sono rimasti allibiti, ma mi hanno subito accolta». Da crederci: una ragazzina e su una sedia a ruote, in un mondo che al momento è prettamente maschile. «C’è un’altra pilota, ma all’ultima gara ero l’unica donna e la più giovane in assoluto».

La prima partecipazione a una manifestazione, in cui Luisa si è confrontata con altri giocatori, si è svolta ad aprile dello scorso anno. Poi una serie di dimostrazioni lungo la Penisola: Roma, Bologna, Pistoia, fino al primo Campionato italiano ufficiale di Fpv drone racing, che si è disputato a Lodi a ottobre 2017, in cui la ragazza si è piazzata nella prima metà della classifica. «Ho fatto alcuni errori, ma mi sono serviti per imparare». Problemi di accessibilità dei campi di volo? «Nessuno per adesso, o per lo meno abbiamo trovato sempre delle soluzioni».

Come ogni giovane della sua età, Luisa ha i suoi sogni. Uno è diventare campionessa di Fpv drone racing, ma non è un’ossessione: «Cerco di pormi degli obiettivi raggiungibili, ragiono per gradi, provando a migliorare di volta in volta. Non è facile conciliare scuola e sport, ma voglio continuare a volare e a divertirmi. Con il drone sfogo la carica agonistica che ho dentro. Poi, se arrivano anche i risultati, ben vengano». Lei, quindi, continua ad allenarsi. Appena può, prende il drone e vola. Visiera in testa, radiocomando tra le mani, sulla sua carrozzina, concentratissima, con il sorriso sulle labbra. Almeno, viene da immaginarla così. «La cosa più bella di questo sport – ripete spesso – è che sei alla pari con gli altri: non hai niente di più e niente di meno».

25