Giugno 2018

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Timonieri sbandati. «Se ho la testa libera e posso restare concentrato sull’obiettivo, è perché ci sono dietro persone come loro».

Accanto alla navigazione, il progetto “Tri_Sail4all” ha altri importanti obiettivi: «Anzitutto un monitoraggio dell’accessibilità dei porti italiani, per estirpare il concetto stupido che noi disabili non possiamo andare in mare». Il secondo punto è il rispetto della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità: «Su questo a ottobre a Trieste, per la Barcolana, io e Andrea Stella accenderemo i riflettori». Ancora, la patente nautica: «Oggi c’è l’obbligo che a bordo della barca ci sia sempre una persona non disabile. La mia battaglia è abolirlo. Dimostro con i fatti, navigando in solitaria ma sotto costa, per non uscire dalla prescrizione di legge, che le difficoltà sono le stesse sia per una persona disabile sia per una che non lo è. Se un velista ha superato l’esame ed è idoneo – argomenta Rossato – non c’è ragione perché non possa navigare da solo, così come avviene per la patente auto». Un altro tema è quello ambientale: «Raccolgo campioni di acqua per fare una mappatura di microplastiche e altri inquinanti presenti lungo le nostre coste».

A settembre, al Salone nautico di Genova, il viaggio in Italia del velista vedrà la conclusione ufficiale, ma l’iniziativa non si esaurirà, tutt’altro: «È un progetto lungo tre anni». Nel 2019 è in programma il periplo di Sardegna e Sicilia: «Porterò con me 140 persone disabili (ci si può candidare attraverso il sito saiforall.it, ndr), una o due per ogni tappa per un’intera giornata, perché vedano con i propri occhi: chi non sa nulla potrà acquisire nozioni base di vela, chi è velista potrà condividere. Partiremo da Genova verso l’Elba, quindi Sardegna e ritorno a Piombino; poi lungo la costa fino in Calabria e giro della Sicilia per concludere a Palermo dove, tra agosto e settembre, si svolgerà il Campionato italiano classe A».

Un altro grande obiettivo di “Tri_Sail4all” è il rapporto con i centri di riabilitazione: «Già dal prossimo inverno, in collaborazione con IppoCamper di Rieti, incontrerò i centri di riabilitazione italiani. Facilmente si può cadere in depressione dopo un infortunio o una malattia invalidante. Io vado a testimoniare quello che ho fatto – spiega il velista –, a dire che “si può fare” e che mi sono anche divertito». Non solo: «Da quando ho avuto l’incidente mi sono sposato e separato, da due anni sto con la mia compagna, ho aperto due aziende, avviato una scuola di vela... Tutto da seduto. Ho capito che vivere da solo era un modo per reagire: lo devi fare, lo fai».

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