Giugno 2018

Visualizza la pagina 15 di SuperAbile Inail di Giugno 2018 in formato .pdf

Usa i tasti direzionali avanti e indietro della tastiera per sfogliare la rivista

Scarica la pagina in formato .pdf

Scarica l'intera rivista in formato .pdf

Scarica Adobe Reader per visualizzare le pagine in formato .pdf

INSUPERABILI Intervista a Grégoire Ahongbonon

Con la fede ho sconfitto la malattia mentale

Non è né un medico né un sacerdote, ma gira per i villaggi del Continente nero a liberare uomini e donne imprigionati da catene fisiche e psichiche. Salvato dalla depressione da un missionario, è diventato il “Basaglia africano”

Francesco Floris

Grégoire parla con un timbro profondo da predicatore ed estrae un cellulare ricco di foto. Ci tiene a mostrarne due, seduto ai tavoli di una pizzeria in piazza Castello, a Milano. Nella prima una donna è stesa per terra all’aperto, deperita, nuda, con gli occhi sbarrati. Nel secondo scatto la stessa sorride verso l’obiettivo, è più in carne e indossa abiti colorati. Oggi è una cuoca di uno dei 49 centri dell’associazione africana San Camillo de Lellis. In 25 anni questi luoghi hanno offerto conforto e terapie a 60mila malati psichiatrici fra Costa d’Avorio, Togo, Benin e Burkina Faso. Malati di mente riconoscibili proprio dalla loro nudità: vengono privati dei vestiti dalle famiglie, così che tutti possano individuarli per strada e starne alla larga.

L’uomo del cellulare lo hanno soprannominato “il Basaglia d’Africa”: è Grégoire Ahongbonon, classe 1953, nato in Benin e migrato in Costa d’Avorio, l’Eldorado per i giovani del Continente nero negli anni Settanta. Lì ha conosciuto ricchezza e malattia: prima meccanico e imprenditore nel settore taxi, poi la rovina, i debiti e la depressione clinica. Viene salvato da padre Joseph Pasquier, missionario francese che gli offre la possibilità di un pellegrinaggio in Terra Santa. Torna a casa e si unisce a un gruppo di fedeli che prega per malati e detenuti. Nel 1992, a dieci anni esatti dal viaggio che gli ha restituito la fede, l’incontro decisivo: lungo una di quelle strade che escono da Bouaké, dove lo scaltro gommista cosparge l’asfalto di chiodi a tre punte per procacciarsi clienti, i suoi occhi incontrano quelli angosciati e smarriti di un vagabondo. L’uomo indossa pantaloni «di quel color bigio che è il segno distintivo dei veterani della strada», scrive il giornalista Rodolfo Casadei in Grégoire. Quando la fede spezza le catene, il libro dedicato all’opera di Grégoire, oggi 65enne. Non è né un medico né un sacerdote, ma gira per i villaggi africani a liberare uomini e donne imprigionati da catene fisiche e mentali. Lo fa insegnando ai malati l’importanza dei farmaci e della fede. Le sue terapie hanno attirato l’attenzione e la curiosità della comunità scientifica e dell’Organizzazione mondiale della sanità. Quel ciglio di strada fuori Bouaké è l’inizio di questa storia. L’inizio della seconda vita di Ahongbonon e l’aneddoto che apre il libro di Casadei.

Grégoire, perché ha deciso di dedicarsi ai malati psichiatrici?
Perché ero uno di loro. C’è stato un momento della mia vita in cui la fortuna come imprenditore e i soldi mi hanno portato a dimenticare Dio, nonostante fossi un cristiano battezzato. Ma la fortuna se ne va e ho perso tutto ciò che avevo. Mi sono ritrovato senza Dio e senza i miei beni, quattro taxi. Con la depressione ho pensato molte volte al suicidio. In quell’uomo lungo la strada ho riconosciuto Gesù Cristo.

Si guarisce dalla malattia mentale?
La donna che le ho mostrato in foto l’abbiamo accolta nel mese di gennaio e ora lavora in cucina. Queste persone riprendono a vivere, gli scatti raccontano

  - CONTINUA A PAGINA 15

La storia del 65enne Ahongbonon, nato in Benin e migrato in Costa d’Avorio, viene raccontata dal giornalista Rodolfo Casadei in Grégoire. Quando la fede spezza le catene. Il libro è uscito poche settimane fa per i tipi della Emi (Editrice missionaria italiana). la foto nella pagina a fianco è di Fabrizio Arigossi

14