Maggio 2018

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RUBRICHE Accessibilità

I Peba: cosa sono e come funzionano negli spazi urbani

Il monitoraggio, la programmazione e la realizzazione degli interventi per il superamento delle barriere architettoniche passa da questi Piani che restano, anche alla luce di un’auspicata revisione normativa, uno strumento necessario

Giuseppina Carella

I Peba (Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche) sono uno strumento di pianificazione previsto nelle norme vigenti sia in materia di accessibilità sia di diritti delle persone con disabilità. Sono utilizzati per monitorare e superare le barriere architettoniche in un territorio (l’ambito di applicazione del Piano è in genere comunale), rilevando e classificando le barriere architettoniche presenti sia per quanto riguarda gli edifici pubblici sia per gli spazi pubblici urbani, come strade, piazze, parchi, giardini.

I Piani sono stati introdotti nel 1986 relativamente agli edifici pubblici (legge 41/86, art. 32) e poi estesi, nel 1992, agli spazi urbani (legge 104/92, art. 24); nel 1996 con il Dpr 503/96 articoli 3-4 sono stati definiti anche i percorsi accessibili. L’obbligatorietà della redazione dei Peba da parte delle amministrazioni competenti è stabilita entro un anno dall’adozione della legge 41/86, riferita agli edifici pubblici; i termini di attuazione risultano a oggi, in molte circostanze, ampiamente successivi o addirittura disattesi.

La realizzazione dei Piani ingloba, con le diverse estensioni della norma, gli edifici e gli spazi aperti; riguarda sia le barriere fisiche sia quelle senso-percettive e consente di operare con continuità tra monitoraggio, programmazione e realizzazione degli interventi (vengono indicati i costi delle opere, per una più corretta programmazione finanziaria).

Il Piano, alla stregua di ogni altro tipo di pianificazione, è uno strumento metodologico e programmatico per incidere sui livelli di accessibilità. Oltre la normativa di settore, spesso vincolata a una sterile applicazione, nel Piano possono confluire gli aspetti prettamente progettuali e quelli più estesi di sostenibilità e inclusione per una migliore vivibilità, fruizione degli edifici e delle aree all’aperto, utilizzando uno strumento di approccio alle criticità rilevate, incluso in più organici progetti di pianificazione con più interlocutori e per più territori.

Nella difficile adozione dei Peba due passaggi importanti sono indicati dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità (previsto dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ai sensi dell’art. 3, comma 5, della legge 18/19) nel primo e nel secondo “Programma d’azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità”.

Nel primo Programma d’azione (Dpr del 4 ottobre 2013) alla linea d’intervento “Promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità” viene espressa la necessità sia di rafforzare l’efficacia di strumenti programmatori di rimozione delle barriere in edifici e spazi pubblici esistenti – e fissare obiettivi temporali certi per l’ottenimento dei risultati –, sia di rilanciare gli strumenti di pianificazione per l’adeguamento e l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici e spazi pubblici. Quindi il tema dell’accessibilità viene inserito come elemento prioritario nel quadro più generale del rinnovamento/restauro del patrimonio edilizio del Paese.

Il secondo Programma d’azione (Dpr del 12 ottobre 2017) per una nuova strategia dell’accessibilità indica necessari la revisione e l’aggiornamento complessivo della normativa vigente in materia, per adeguarla ai principi della progettazione universale.

L’obiettivo è rivedere l’impianto normativo e regolamentare relativo all’accessibilità di spazi ed edifici pubblici esistenti, al fine di definire criteri e modalità, stabilendo procedure e tempi di adozione e approntando un sistema sanzionatorio per i casi di inosservanza.

I Peba risultano indubbiamente necessari, a prescindere dal nome e dal nuovo impianto normativo auspicato, a sancire il diritto imprescindibile dell’accessibilità per tutti i cittadini.

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