Maggio 2018

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Passo dopo passo, si realizza il progetto di Alessia

Il percorso di riabilitazione, reinserimento sociale e occupazionale di una ragazza, oggi trentenne, nel racconto dell’assistente sociale. Che di questo cammino si è fatta a sua volta promotrice, con entusiasmo e fiducia

Donatella Ceccarelli assistente sociale delle Sedi Inail di Forlì e Cesena

Cominciamo da Alessia, una ragazza, oggi trentenne. Un incidente in auto mentre si recava al lavoro, un forte trauma cranico. La sua vita rimane sospesa e a quel filo lei si attacca con tenacia fino a recuperare la sua identità, la sua fierezza, i suoi sentimenti, ma ha una memoria traballante e un fisico provato. È circondata da affetto e stimoli da parte della sua famiglia e da amici, amici di amici, vicini speciali. Per qualche anno tutto l’impegno si concentra sulla riabilitazione motoria; poi, piano piano, si apre un varco verso l’esterno. Alessia si esprime, oltre che con una mimica efficace, in maniera sempre pertinente attraverso un comunicatore, suo fido compagno. A cinque anni dall’incidente la conosco e iniziamo a lavorare insieme: forte è il desiderio di verificare le sue potenzialità per capire come riportarla a un’integrazione sociale più diffusa.

Con lei abbiamo promosso – parlo al plurale, includendo l’équipe multidisciplinare – diversi progetti sociali grazie alla Circolare 61/2011: l’inserimento in un centro diurno a giorni alterni (che ha frequentato per ben cinque anni), due percorsi di psicomotricità, la sperimentazione di un coaching familiare, la partecipazione a un intervento di bilancio di competenze e l’attività in piscina attraverso la convenzione Inail-Cip.

Ogni esperienza ha rappresentato un importante elemento di crescita per lei e un tassello di conoscenza per chi le sta accanto, permettendo di svelarne abilità e capacità fino a quel momento inespresse. Inoltre ogni progetto generava un altro progetto, l’esperienza apriva il campo a un’altra possibilità. L’ingrediente fondamentale di questo processo è stato il coinvolgimento di tutte le persone che ruotano intorno alla ragazza: i genitori, la sorella, la fisioterapista, l’educatrice privata e gli educatori del centro diurno, il fisiatra, l’assistente sociale territoriale, la psicologa che ha lavorato per il bilancio di competenze, il coach familiare. Abbiamo chiesto anche il contributo di un noto pedagogista del calibro di Andrea Canevaro, che si è impegnato generosamente in questa impresa. Insomma il lavoro di rete, che è diventato realtà, si è incarnato in incontri attorno a un tavolo, dove ognuno ha potuto raccontare Alessia dal proprio punto di vista, arricchendo la propria e altrui conoscenza; dando voce e dignità ai vissuti familiari, alle paure e resistenze, ma anche ai coraggiosi sogni esplicitati dalla sorella Simona. Tra le due c’è un rapporto forte, luminoso. Lo scopo che le univa, e le unisce ancora, era quello di trovare dei percorsi che permettessero ad Alessia di sperimentarsi, accompagnandola nella costruzione del suo progetto di vita.

Proprio il progetto di vita le permette di partecipare a un laboratorio all’Enaip, insieme ad altri ragazzi e ragazze, lavorando alla realizzazione di un prodotto destinato a una locale ditta di materiale elettrico. Un inserimento graduale, arrivato infine a coprire un’intera giornata, con il pranzo consumato in una mensa esterna, raggiunta con l’uso di una carrozzina elettronica: altro nuovo traguardo. Questo progetto, in questo momento, restituisce il senso di partecipazione attiva alla vita sociale e produttiva attraverso un gesto – anche piccolo – di cui la ragazza è capace, consapevole, sotto la guida di educatori attenti, che l’accompagnano nella crescita individuale e nel confronto relazionale. Vedremo di quali altri passi sarà capace Alessia; noi le saremo accanto.

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