Maggio 2018

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stro Paese è anche il presidente del Cip Luca Pancalli. «Mi disse: “Amavi lo sport e lo praticavi: allora perché non continuare a farlo?”. Furono queste le parole che il professore pronunciò in occasione del nostro primo incontro. Quel suo sguardo – che aveva il potere di penetrarti – fu fondamentale per convincermi ad avvicinarmi allo sport paralimpico. Il grande merito di Antonio Maglio fu quello di lanciare l’idea di sport come straordinario strumento riabilitativo, capendo che se a una persona disabile si dà l’opportunità di esprimere la propria abilità diventa un atleta. “Devi ricominciare a praticare sport”, mi esortò. E così mi convinsi a raccogliere il suo invito e scelsi il nuoto. Da lì in poi iniziò la mia seconda vita sportiva». Perché di questo si tratta: di rinascita. [Michela Trigari]

In alto, il neuropsichiatra Antonio Maglio. Nella pagina accanto, il Centro paraplegici di Ostia “Villa Marina”, inaugurato dall’Inail nel 1957. Nel 1960,
in concomitanza con le Olimpiadi, il medico riuscì a portare i Giochi di Stoke Mandeville a Roma, dando luogo alla prima Paralimpiade della storia.

Il mio incontro con il padre della sport-terapia e delle Paralimpiadi

La prima volta che lessi il nome di Antonio Maglio fu proprio sulle pagine di questa rivista, in un numero monografico dedicato ai “mitici” ragazzi di Ostia, i campioni che allenò in vista delle Paralimpiadi di Roma del 1960, le prime ufficiali della storia. La curiosità suscitata da questo medico e riabilitatore fu tale che volli saperne di più e presi contatto con Maria Stella Calà, la vedova.

Da un primo incontro con lei emerse subito la necessità di sviluppare un approfondimento più articolato su Maglio, una figura oggettivamente troppo complessa per poter essere “riassunta” con completezza in una semplice manciata di righe.

Nel corso dell’elaborazione del saggio biografico Senza barriere. Antonio Maglio e il sogno delle Paralimpiadi, appena pubblicato dall’Inail, ho scoperto dunque un personaggio dalle molteplici sfaccettature e di straordinaria umanità. Esistono, infatti, tanti aspetti di quest’uomo che lasciano il segno.

C’è il Maglio riabilitatore, il medico che ha impresso uno straordinario sviluppo alle possibilità di recupero dei paraplegici grazie a ricerche e studi che hanno fatto “scuola”. C’è il Maglio appassionato di sport e che ha reso lo sport un eccezionale strumento di cura, sia fisica sia psicologica. C’è poi il Maglio “visionario”, colui che con l’aiuto del collega anglo-tedesco Ludwig Guttmann, “inventò” e promosse le Paralimpiadi, i Giochi internazionali riservati agli atleti disabili, con le stesse modalità con cui si presentano oggi.

Sono aspetti che trovano la loro unità nella figura di medico particolarissimo, che nel saggio ho cercato di analizzare nei suoi aspetti anche eccezionali. Antonio Maglio, infatti, era un uomo che non faceva “sconti” a nessuno e che aveva bandito pietismo e commiserazione. Era un uomo che non consentiva ai propri pazienti di compatirsi nella loro condizione di disagio, bensì – anche con modo bruschi e scioccanti – pretendeva da loro sforzi e fatiche che sapeva essere premianti ai fini della loro completa riabilitazione.

Era soprattutto un uomo di profonda bontà e umanità, incapace – come sottolinea la vedova – di staccarsi anche per un solo momento dai suoi pazienti, che arrivavano a nutrire per lui l’affetto che si prova per un padre. Il saggio cerca, dunque, di mettere insieme questi numerosi tasselli nel tratteggiare il profilo di un uomo che merita senza incertezze un posto di rilievo tra i grandi italiani che hanno fatto la storia del Novecento e nei confronti del quale è doveroso manifestare un grande, seppure tardivo, ringraziamento. [Luca Saitta]

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