Maggio 2018

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to il guanto e mi ha trascinato dentro», racconta. Allora ha smesso di giocare a baseball e per un po’ anche di pescare, cercando di fare per il resto «una vita da adolescente normale», motorino compreso. Poi ha ripreso ad andare con gli amici ai laghetti, ma senza fare gare: «Mi aiutavano, perché la pesca non è uno sport nato per essere fatto con una mano sola». Ma la voglia di tornare a praticarla in modo indipendente lo ha portato a costruirsi alcuni attrezzi originali.

Al mondo delle gare si è avvicinato verso i 20 anni, frequentando un negozio di articoli specializzati nel suo paese. «Nella pesca non importa tanto l’età, ma quanto tempo ci dedichi», spiega. Durante l’inverno ogni fine settimana partecipa a gare non competitive. Poi, con la bella stagione, iniziano i campionati: il sabato le prove e la domenica le gare.

Così, allenandosi ogni fine settimana, è diventato un campione, fino all’oro mondiale con la Nazionale guidata da Maurizio Fedeli. «Giovanni è la nostra punta di diamante. È il più esperto del gruppo, ha avuto più medaglie di tutti, sia individuali sia in squadra», dice l’allenatore, anche lui pescatore a livello agonistico e già campione italiano. È il suo coach dal 2015, da quando è diventato vice commissario tecnico della Nazionale. Nel giugno 2017, promosso a ct, ha portato la squadra di Bottazzi all’oro, in Serbia. «Giovanni gareggia a buon livello anche con i normodotati», riferisce l’allenatore. «Quando ho iniziato, non c’erano campionati specifici per i disabili – chiarisce Bottazzi –. Penso che la pesca sia l’unico sport che permette di gareggiare con i normodotati, quasi allo stesso livello».

Dal 2000, quando sono iniziate le competizioni nella categoria disabili, ha sempre partecipato, vincendo tre titoli italiani, diventando nel 2012 vice campione del mondo individuale. E, dopo otto bronzi mondiali, la sua squadra è salita in cima al podio. Sono cinque atleti, di cui una riserva, e cinque accompagnatori. «Ma nei campionati normali faccio tutto da solo», aggiunge lo sportivo. Si prepara e porta le attrezzature, le esche e la pastura, svolge tutte le azioni di pesca, il cambio di lenze e ami, innesca, toglie l’amo dalla bocca del pesce «che va riposto rigorosamente vivo nel contenitore». Lo fa usando alcuni strumenti di sua invenzione, che sta costruendo anche per un amico con un problema alla mano. Non si trovano in commercio, ma non li ha brevettati perché «costa troppo».

A chi gli chiede qualche consiglio su Facebook, risponde volentieri. Per esempio, ha ideato un attacco particolare per fissare al suo sgabello da pesca la fionda, «una specie di arco con impugnatura, due elastici e una scodellina che contiene le esche da lanciare». Normalmente si userebbe con due mani, ma così gliene basta una sola. E poi c’è un oggetto di sua invenzione che permette di fare qualsiasi tipo di nodo.

«Chi si avvicina a questo sport con i miei stessi handicapnon ha un problema di accessibilità, piuttosto una difficoltà a svolgere l’attività». Per questo è importante avere gli strumenti adatti. Il peso della canna, che è lunga 13 metri, fa la differenza: deve essere più leggera possibile, e questo fa salire la spesa, che può arrivare fino a settemila euro. La sua disciplina non fa parte degli sport professionistici e l’attrezzatura è a carico dello sportivo. «Non ci sono strumenti per la pesca modificati per persone con disabilità, quindi non esistono per me presidi sportivi rimborsabili». E per il momento la pesca non rientra nemmeno nel “Progetto sport” promosso dal Servizio di informazione e orientamento all’attività sportiva dell’Inail nel Centro protesi di Vigorso di Budrio, in provincia di Bologna.

Oltre che in Nazionale, Bottazzi pesca con l’Aurora Castelletto Tubertini di Parma. A marzo ha partecipato al Memorial Pasinetti, in gara con i migliori pescatori italiani di tutte le categorie e gli atleti che quest’anno hanno ricevuto medaglie internazionali. Proprio nel mese di maggio è in programma il campionato italiano disabili e lo stage per la selezione della Nazionale ai mondiali 2018 e 2019. Il coach Fedeli prevede di confermare la squadra vincente. «Sono con loro da tre anni. Il primo, abbiamo avuto il bronzo. Il secondo niente ed è stato un finimondo. Sono atleti che si abbattono facilmente se qualcosa non va. Bisogna dare loro lo stimolo di cui hanno bisogno nel momento giusto e nel modo giusto – commenta –. A parte questo, mi comporto come se non avessero niente, perché nella mia squadra siamo tutti uguali».

Nella pagina accanto, Giovanni Bottazzi mentre si allena; sopra, mentre esibisce i suoi trofei. Il campione del mondo fa parte della Fipsas (Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee).

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