Maggio 2018

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PORTFOLIO C’era una volta la riabilitazione

C’era una volta la riabilitazione

A pochi mesi dall’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale, avvenuto il 24 maggio 1915, si intravide quello che sarebbe stato il dramma finale del conflitto: un numero enorme di morti e, soprattutto, di feriti e invalidi. Lo Stato italiano si trovò completamente impreparato per la mancanza di strutture sanitarie sufficientemente grandi e attrezzate alla cura dei soldati. Si diffuse così una sorta di movimento di soccorso dal basso, in collaborazione con le autorità pubbliche e militari. Con lo scopo di reinserire poi questi uomini nella vita sociale e civile e di riavviarli al mondo del lavoro, in varie città italiane sorsero alcuni gruppi per l’assistenza a chi aveva perso braccia o gambe. Tra questi il Comitato di Bologna, nato per opera di un gruppo di cittadini dell’alta borghesia, istituì nel 1916 la Casa di rieducazione professionale per mutilati e invalidi di guerra: 175 posti letto (a cui si aggiungevano 20 allievi esterni che dormivano fuori dalla casa), aule scolastiche e laboratori. Il luogo? Un convento di suore nell’allora Foro Boario, oggi piazza Trento e Trieste, adiacente al convento dei frati dell’Antoniano. La struttura accolse non solo i soldati bolognesi, ma anche quelli provenienti da altre zone del Paese.La rieducazione professionale cominciava dall’alfabetizzazione elementare e arrivava fino alla formazione impiegatizia per chi aveva già anni di scuola alle spalle. L’istruzione generale si alternava, durante la giornata, a quella professionale. La scelta poteva cadere su lavorazione del vimini, sartoria, falegnameria, legatoria, telegrafia Morse, coniglicoltura, apicoltura o bachicoltura, e sui mestieri di calzolaio, tornitore e aggiustatore. Per un certo periodo funzionò anche la scuola di automobilismo, grazie a speciali protesi da adattare su cambio e volante, ma venne interrotta per mancanza di benzina e problemi burocratici legati alla concessione della patente di guida agli invalidi. La formazione dei mutilati si completava con attività ricreative di vario genere, dal canto corale alla musica fino al ciclismo, utili al morale degli invalidi di guerra. La struttura chiuse i battenti nel 1922.

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