Maggio 2018

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arte. Da qui è nata l’idea di aprire Ultrablu, un posto dove giovani di ogni età hanno l’opportunità di mettersi alla prova e dare libero sfogo al loro talento. Tutta la famiglia di Simone ha creduto nel progetto e lo ha interamente finanziato».

Ultrablu ha aperto i battenti a giugno dello scorso anno. «Abbiamo scelto questo nome perché ultra in latino significa oltre, mentre il blu è il colore della mente. Ci piaceva questa idea di poter andare al di là delle acque conosciute». Oggi è una casa editrice che ha già stampato cinque libri, un’associazione culturale, un laboratorio di serigrafia e di stampa calcografica. Gli artisti che lavorano nell’atelier hanno tra i 13 e i 26 anni. «Nel 2016, quando insieme a Monica abbiamo iniziato a immaginare questo luogo, lei aveva appena saputo di avere un tumore. Le avevano dato pochi mesi di vita: questo progetto le ha dato la forza di andare avanti per altri due anni». Monica Nicoletti è morta ad aprile, ma è riuscita a vedere stampati i libri di suo figlio Simone: La balena è felice. Vola acqua e Tuarum miserere creaturam, un lavoro sugli animali estinti, realizzato insieme a Claudia Consumati.

La mascotte del gruppo è Andrea Calcagno. A luglio compirà 18 anni e ha due grandi passioni: Piero Angela, di cui non perde una trasmissione, e gli animali. «È un talento puro, straordinario, ogni suo disegno trasuda immaginazione – dice Mollicone –. Quando è arrivato nella mia classe, la mamma era preoccupata perché passava il tempo davanti alla tv. Qui lavora ogni giorno con gioia alle sue creazioni. I suoi personaggi nascono in questo modo: li immagina, li disegna, li ritaglia in piccole figurine e poi scrive sul suo taccuino la loro storia, dà loro un’anima».

«Cosa ne pensi di Ultrablu?», chiede Virgilio ad Andrea. «È perfetto», risponde il ragazzo, che ha anche doppiato in perfetto inglese le animazioni create da Cesare, tredicenne con un disturbo pervasivo dello sviluppo. Andrea prende il suo quaderno e inizia a leggere la storia del suo personaggio preferito: il coniglio Maharaja.

A Ultrablu non si fa arteterapia: gli artisti dell’atelier lavoranoa tutti gli effetti. «I ragazzi cercano di vivere della loro arte. Vendiamo le magliette con i personaggi di Andrea non perché le ha fatte un ragazzo con autismo, ma semplicemente perché sono belle. Il guadagno ci interessa fino a certo punto, a noi importano la felicità e il benessere di chi partecipa. Nessun editore aprirebbe un atelier puntando tutto su giovanissimi, la metà con disabilità. Tuttavia sono convinto che avremo un grande successo: non vediamo l’ora di organizzare mostre e di presentare in giro per l’Italia i nostri libri. Quando Andrea ha visto il suo La parata fresco di stampa, ha avuto un mancamento per la gioia».

Che Ultrablu sia un posto speciale, lo sa bene anche Tristano Monaca, 23 anni. «Un giorno sono andato da Virgilio e gli ho detto di voler stampare un papiro con i miei disegni. Lui mi ha risposto: “Ok, troveremo una tipografia che lo faccia”». Ai muri delle pareti dell’atelier sono appesi in bella mostra le bozze del suo futuro papiro. «Nessun’altra casa editrice al mondo avrebbe appoggiato il mio progetto», commenta.

Tra i fondatori di Ultrablu c’è anche Rosaria Ferrara, psicologa esperta di autismo e presidente di Oisma, Osservatorio italiano studio e monitoraggio autismo. «L’originalità di questa realtà sta nell’aver messo insieme giovani neurotipici con giovani neuro-atipici. Si cerca sempre di ricondurre i ragazzi autistici a una norma. La chiave di lettura della disabilità, invece, non è la normalizzazione ma l’esaltazione dell’unicità. Abbiamo capito che il punto vincente di Andrea era la sua passione per gli animali; se avessimo cercato di bloccarlo, non avrebbe mai creato i suoi personaggi né scritto delle storie così divertenti». Ogni sei mesi i ragazzi fanno dei monitoraggi per verificare se ci sono stati dei miglioramenti. «Ultrablu non è un contesto riabilitativo, ma un luogo dove si cerca di dare un lavoro. Si esce dall’ottica della disabilità: a questi artisti viene semplicemente chiesto di fare quello per cui sono portati. È una scommessa controcorrente, ma vincente».

Il sogno di Virgilio e Monica era quello di riuscire a dare ai ragazzi un reddito, frutto del loro lavoro artistico, come testimonia il professor Mollicone: «Non facciamo quello che è convenzionale o conveniente. Siamo consapevoli di fare qualcosa di utopico, ma questa è la forza di Ultrablu».

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