Maggio 2018

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Automobili, moto, trattori ma anche aerei, barche e camper: sono i veicoli che vengono adattati al Centro servizi mobilità di Budrio. «La trasformazione dei trattori è molto richiesta – prosegue Improta –, perché molti infortunati Inail lavorano in agricoltura e hanno bisogno di tornare a lavorare. In questo ambito abbiamo anche inventato sistemi specifici che consentono di portare una persona dalla sedia a ruote alla cabina del trattore, che ha un’altezza di due metri e mezzo. Abbiamo avuto grandi soddisfazioni».

Nel caso delle moto, i tecnici del Centro servizi mobilità certificano la protesi (realizzata a Budrio) come efficiente per la guida. Per le auto bisogna distinguere tra il solo trasporto di una persona disabile in carrozzina e la guida da parte della persona stessa. «Nel primo caso bisogna scegliere la macchina adatta a caricare una sedia a ruote e gli interventi tecnici sono mirati a favorire l’entrata e l’uscita della persona in carrozzina – spiega Improta –. Ma anche nel caso della guida è necessario adottare degli accorgimenti per consentire alla persona di salire in modo autonomo sulla macchina come, per esempio, il telecomando per aprire e chiudere il portellone, la pedana per salire e il sistema di ancoraggio della sedia a ruote al posto del sedile di guida che necessita di un collaudo in Motorizzazione».

L’intervento sui comandi di guida dipende dal tipo di disabilità: nel caso di amputazione di una gamba è possibile, per esempio, lo spostamento dell’acceleratore da destra a sinistra. Per i paraplegici che non hanno l’uso delle gambe, si possono spostare i comandi al volante; se la disabilità riguarda gli arti superiori, la protesi può diventare uno strumento di guida. «Per un paziente che ha subito l’amputazione delle quattro dita lunghe della mano abbiamo realizzato una protesi poliarticolata mioelettrica parziale della mano che consente il movimento indipendente delle dita; ha conseguito una patente normale e non speciale, con la sola prescrizione della protesi», racconta Improta. In caso di teatraplegia è possibile modificare il volante con impugnature specifiche, acceleratore e freni integrati e guidare con l’uso di un joystick a due o quattro vie: nel primo caso il joystick consente la rotazione dello sterzo e c’è un altro comando per acceleratore e freno; nel secondo si fa tutto con il joystick.

L’obiettivo per il futuro? «La guida autonoma», risponde Improta. L’ipotesi è riuscire a condurre una persona disabile dal punto A al punto B con una vettura che si sposta con un guidatore che utilizza i soli comandi vocali. «Abbiamo fatto incontri con università e case automobilistiche. Ancora non ci sono sistemi completamente affidabili, ma la direzione è quella. Sarà un’ulteriore prospettiva per chi non può gestire nemmeno un joystick».

In alto, prove di guida con il joystick allestito dal Centro servizi mobilità targato Inail. A sinistra, invece, una persona protesizzata impugna il volante.

In Calabria anche ciechi e ipovedenti possono ingranare la prima

Provare l’ebbrezza di curvare pur non vedendo la strada grazie a “Guida al buio”, l’iniziativa per ciechi e ipovedenti organizzata dall’associazione Zeus in Calabria. I partecipanti possono stare al volante su un percorso chiuso e circoscritto, su auto e camion dai doppi comandi, facendo piccole gare di abilità con simulazione di ostacoli, supportati da istruttori qualificati e con la partecipazione del pilota Giacomo Fiertler. Ma sono previste prove di guida anche per persone con disabilità intellettiva e relazionale. Dopo la prima esperienza a fine aprile a Zumpano (Cosenza), l’associazione ripeterà l’iniziativa dal 15 al 17 giugno a Lamezia Terme. Per iscrizioni (è previsto un contributo di partecipazione), cell. 371/1178277, mail: guidaalbuiocalabria@gmail.com).

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