Maggio 2018

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L’INCHIESTA Quattro ruote

Io guido da solo

Comandi al volante, joystick per sterzo, acceleratore e freno, protesi, pedane per accedere ai veicoli. Sono alcuni degli adattamenti che consentono alle persone con disabilità di riprendere possesso della propria vettura (o di una nuova)

Laura Pasotti

L’autonomia, prima di tutto. Lo sapeva bene Gabriella Bertini che, nel 1965, si era fatta adattare una Fiat Cinquecento con i comandi manuali così da poter guidare, lei che era paraplegica da quando aveva 13 anni, e spostarsi da sola. Lo sanno bene anche gli utenti del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio (Bologna), dove un team medico-tecnico aiuta gli assistiti nel percorso per conseguire la patente speciale e dove, dal 1998, è attivo un Centro servizi mobilità con veicoli in cui si possono ricevere informazioni sulla normativa, avere una consulenza per valutare le capacità di guida e le possibili soluzioni personalizzate, ma anche effettuare prove pratiche di guida con mezzi adattati. Nell’autofficina, poi, si possono trasformare i veicoli in base alle esigenze personali.

«Il recupero della mobilità individuale con un mezzo, che sia auto, moto o trattore, è storia vecchia a Budrio – dice Massimo Improta, responsabile del reparto Ausili al Centro protesi Inail –. Al tema era già sensibile il fondatore Johannes Schmidl». Guidare è, infatti, una delle attività che è possibile recuperare anche in caso di pazienti amputati o paraplegici. «Al Centro protesi affrontiamo tutti gli aspetti di recupero del movimento e la guida è uno di questi – riferisce Improta –. Fa parte di un percorso in cui insegniamo alle persone disabili a camminare di nuovo e, dove possibile, anche a guidare».

Ogni anno al servizio accedono circa 350 persone per la valutazione della capacità di guida e si adattano tra i 100 e i 150 veicoli. Sono circa 250 gli incontri che i tecnici del Centro realizzano nelle unità spinali, come quella di Montecatone, o nelle unità Inail dislocate in tutta Italia. «Riceviamo anche richiesta di pareri di congruità da parte delle Sedi territoriali dell’Istituto – spiega Improta –. Per esempio, veniamo chiamati a valutare se la trasformazione di un veicolo da parte dell’unità territoriale con un’officina locale è conforme dal punto di vista tecnico ed economico. Sono circa 600 all’anno».

Ma qual è il percorso per consentire a una persona in sedia a ruote, con un’amputazione o una para o tetraplegia di tornare (o iniziare) a guidare? «Il primo step – chiarisce il responsabile del reparto Ausili – è la valutazione medico-tecnica da parte di una commissione istituita presso l’Ausl di riferimento, per valutare l’idoneità alla guida e quali soluzioni possono essere adottate. Se il parere è positivo, la commissione medica rilascia un certificato di idoneità alla guida con gli adattamenti. A quel punto si può chiedere il foglio rosa alla Motorizzazione per le esercitazioni di guida e, infine, sostenere l’esame per riclassificare la propria patente come speciale. Nel caso si prenda la patente per la prima volta, sarà necessario sostenere anche l’esame di teoria».

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