Ottobre 2017

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ORIZZONTI di Andrea Canevaro

Mediazioni efficaci

Nell’agosto 1977 Sabadel, disegnatore conosciuto in Francia, ha 38 anni ed è in vacanza in Bretagna. Per un tuffo sbagliato diventa afasico ed emiplegico. Ricoverato, dopo un tentativo secondo regole canoniche, viene incoraggiato a disegnare con la mano sinistra. E a leggere i giornali, ad ascoltare la radio. Invece di rieducare la parola, viene incoraggiato a disegnare. C’è uno scarto fra espressione orale ed espressione grafica, che è maggiormente personalizzata. I riabilitatori scelgono e prediligono quest’ultima.

Invece di seguire una strada costruita a priori secondo presupposti scientifici generali, viene scelta una pista personalizzata, privilegiando gli strumenti mediatori inscritti nella storia di Sabadel. Che comincia a rappresentarsi e a saper rappresentare la realtà. Realizza un testo con didascalie che commentano una storia disegnata di un uomo che non sa più parlare. I disegni sono molto belli e l’autore si rappresenta nella sua vicenda ospedaliera, con un disegno di figura umana priva di alcune parti: una testa parzialmente assente, l’assenza di una gamba, un braccio enorme e faticoso da muovere... Ci sono gli aiuti delle infermiere, dei medici. Aiuti necessari e nello stesso tempo umilianti (l’igiene intima sotto lo sguardo dei presenti, per esempio).

I disegni raccontano un’evoluzione: la parte vuota della testa si riempie di piccole figure, in parte litigiose e in parte pacifiche, in parte armate e in parte in abito operaio. Gli omini invadono il foglio, uscendo dalla testa. Ma la testa, lentamente, riprende la sua completezza.

Il disegno è una linea sinuosa, nitida e continua. La storia personale sembra incrociare temi civili di tanti, soprattutto la tortura nel mondo. È la resurrezione di Sabadel. Della sua identità.

Nella vicenda di Sabadel è importante il mediatore materiale quanto il mediatore umano. Se non ci fosse stato spazio, nella sua vita, per il mediatore materiale efficace, non ci sarebbe stata questa storia. Non parleremmo di Sabadel.

moda

Quando la bellezza non ha bisogno delle gambe

Perdere entrambe le gambe e intraprendere ugualmente la carriera di modella. È successo a Stacy Paris, che è riuscita a calcare le passerelle dopo una doppia amputazione agli arti inferiori. La 31enne scozzese ha iniziato a sfilare nel 2015, dopo il secondo intervento che l’ha costretta alla sua seconda protesi a causa di un’infezione (una fascite necrotizzante) sviluppata otto anni fa durante una vacanza in Francia. Prima ha partecipato alla Belfast Alternative Fashion Week, poi è diventata ambasciatrice per l’organizzazione britannica Models of Diversity e quest’anno era in concorso al National Diversity Awards. La moda non è mai stata una sua aspirazione, tanto che sta studiando biologia molecolare all’Università di Glasgow (in Scozia), ma è diventata un’occasione per dire «rappresentateci, dateci una possibilità», ha dichiarato la ragazza al Daily Mail . Un discorso che vale soprattutto per quei corpi che non rispecchiano i diktat imposti dall’industria del fashion.

«Nella moda tutti devono essere belli, alti e magri, ma questi canoni non rappresentano la maggioranza delle persone nella realtà. Le passerelle sono un’opportunità per mostrare agli altri che si può essere diversi, senza dare troppa importanza alle differenze». (Foto: Stephen Cruikshank/Interestingimage.com)

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