Ottobre 2017

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RUBRICHE Previdenza

Anticipo pensionistico: come accedere al beneficio

Ha debuttato da qualche mese l’Ape sociale, prevista anche per invalidi e familiari che assistono persone con disabilità grave. Ecco a chi è rivolta, quali sono i requisiti e le condizioni per usufruire di questa misura sperimentale

Gabriela Maucci

L’anticipo pensionistico è una misura sperimentale entrata in vigore dal primo maggio 2017 fino al 31 dicembre 2018, rivolta ad agevolare il pensionamento per soggetti svantaggiati o in condizioni di disagio: invalidi civili con un grado di invalidità pari o superiore al 74%; coloro che assistono il coniuge o un parente con handicap grave (art. 3, comma 3, legge 104/1992); disoccupati e, infine, lavoratori dipendenti che svolgono un lavoro particolarmente difficoltoso o rischioso.

L’Ape sociale è un’indennità di natura assistenziale a carico dello Stato, erogata dall’Inps a soggetti in stato di bisogno che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta. Essendo un sussidio pubblico, non ci sono effetti sulla pensione; infatti, l’indennità è corrisposta, a domanda, fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia o dei requisiti per la pensione anticipata.

È rivolta ai lavoratori, dipendenti pubblici e privati, autonomi e ai lavoratori iscritti alla gestione separata dell’Inps (restano esclusi gli assicurati presso le casse professionali) che si trovano in una delle seguenti condizioni: disoccupati che abbiano finito integralmente di percepire, da almeno tre mesi, la prestazione per la disoccupazione loro spettante; coloro che assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave (art. 3, comma 3, legge 104/1992); invalidi civili con un grado di invalidità pari o superiore al 74% e lavoratori dipendenti che svolgono da almeno sei anni in via continuativa un lavoro particolarmente difficoltoso o rischioso.

I requisiti, al momento della richiesta debbono essere: almeno 63 anni di età; 30 anni di anzianità contributiva; maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi e infine non essere titolari di alcuna pensione diretta. L’accesso al beneficio è inoltre subordinato alla cessazione di qualunque attività lavorativa anche autonoma. L’indennità non spetta ai titolari di pensione diretta e non è compatibile con i trattamenti di sostegno al reddito connessi allo stato di disoccupazione involontaria (Naspi, mini-Aspi, Asdi, e Dis-col), con l’assegno di disoccupazione (Asdi), nonché con l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale.

Invece è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa dipendente o parasubordinata soltanto nel caso in cui i relativi redditi non superino gli 8mila euro all’anno e con lo svolgimento di attività di lavoro autonomo nel limite di reddito di 4.800 euro all’anno. Per quanto riguarda la modalità di richiesta, per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre del 2017 la domanda doveva essere presentata entro il 15 luglio scorso, mentre chi matura i requisiti entro il 31 dicembre del 2018 ha la possibilità di presentarla entro il mese di marzo del prossimo anno. L’Inps risponderà entro il 15 ottobre per le domande presentate entro luglio 2017, mentre per le richieste presentate entro il 31 marzo 2018 sarà data risposta entro il 30 giugno del 2018.

A ogni modo, le domande presentate oltre il 15 luglio 2017 e il 31 marzo 2018, e comunque non oltre il 30 novembre, saranno prese in considerazione entro i limiti annuali di spesa previsti dall’ultima legge di bilancio. Nel caso le domande fossero in eccesso, rispetto alle risorse stanziate, la priorità sarà data in base alla data del raggiungimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia. A parità di requisito sarà considerata la data di presentazione della domanda.

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