Ottobre 2017

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RUBRICHE Mobilità

Parcheggiare al posto dei disabili è violenza privata

Le associazioni plaudono alla sentenza di condanna nei confronti di chi ha lasciato per 16 ore il proprio veicolo su un posteggio personalizzato. Ma occorre, oltre al senso civico, un tempestivo intervento della polizia municipale

Francesca Tulli

È una sentenza importante quella emessa dalla Quinta sezione penale della Suprema Corte di Cassazione in merito alla cattiva abitudine di occupare i parcheggi personalizzati, ovvero quegli stalli assegnati a uno specifico titolare del Cude (Contrassegno unificato disabili europeo) e contraddistinti da apposita segnaletica verticale e orizzontale.

Il fatto risale al 2009 quando una signora di Palermo, determinata a far valere i propri diritti, ha denunciato colui che senza alcun titolo le aveva impedito di parcheggiare la propria autovettura nel posto assegnatole dal Comune, dalle 10.40 alle 2.20 dell’indomani. Soltanto il giorno successivo al fatto i vigili, più volte allertati, hanno provveduto alla rimozione del veicolo. Allora la legittima assegnataria dello stallo personalizzato si è rivolta al Tribunale di Palermo, che ha configurato e riconosciuto nei fatti la sussistenza del reato di violenza privata previsto dal codice penale all’articolo 610. La Corte di Appello di Palermo nel 2016 ha poi confermato la sentenza.

Infine si è arrivati alla Corte di Cassazione, che ha definitivamente risolto la controversia con la sentenza n. 17.794 del 23 febbraio 2017. La Cassazione ha così respinto il ricorso di colui che aveva impropriamente occupato lo stallo personalizzato, argomentando che non solo il suo comportamento aveva impedito all’unica avente diritto di parcheggiare la propria macchina nel posteggio a lei riservato, ma anche che aveva agito con la piena consapevolezza di quanto stava facendo.

È bene precisare che se il parcheggio fosse stato genericamente riservato ai titolari di contrassegno, il ricorrente sarebbe incorso in una sola sanzione amministrativa ai sensi dell’art. 158 comma 2 del Codice della strada, che punisce appunto chi parcheggia il proprio veicolo negli spazi riservati alla fermata o alla sosta di veicoli di persone invalide.

Le associazioni di categoria e le persone con disabilità hanno accolto con soddisfazione le sentenze, poiché hanno creato un precedente per la tutela dei diritti delle persone disabili titolari di un parcheggio di sosta personalizzato.

Tuttavia molto resta ancora da fare. Innanzitutto occorre educare i cittadini al rispetto delle esigenze dell’altro: va compreso che essere titolari di uno stallo riservato non è un privilegio, ma un diritto riconosciuto in funzione di una reale limitazione motoria.

Va infine evidenziato che il tempestivo intervento del Corpo di Polizia municipale e la conseguente rimozione degli autoveicoli che occupano abusivamente i parcheggi personalizzati rappresentano deterrenti importanti per arginare quello che si configura come un diffuso e non giustificabile malcostume.

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