Ottobre 2017

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CINEMA/1

Disabilità e ironia in un film per tutti

Dario, campione emergente di una squadra di basket locale, è un concentrato di cliché: figlio di papà, giovane, bello, arrogante e spocchioso. Un giorno, durante una partita, si accascia a terra. E, una volta in ospedale, scopre di avere la distrofia muscolare. La notizia lo sconvolge: la sua vita fino ad allora perfetta, e fatta di vittorie in campo e piccoli soprusi quotidiani, si rovescia di colpo imponendogli un cambiamento radicale. È la storia di Tiro libero , una pellicola che affronta con ironia il tema della disabilità. Firmato dal regista Alessandro Valori, il film è interpretato da Simone Riccioni (Dario), co-produttore insieme a Igino Straffi e co-autore dell’omonimo libro edito da Sperling & Kupfer.

La trama, a tratti scontata, è quella di una favola moderna a lieto fine, dove la malattia è al tempo stesso un ostacolo da superare e il mezzo attraverso cui conquistare l’innamorata (e la propria redenzione). Dario all’inizio rifiuta anche solo l’idea della distrofia muscolare, si chiude in se stesso e perde ogni entusiasmo. A peggiorare la situazione arriva la notifica di una condanna: tre mesi di lavori socialmente utili da scontare in un centro di riabilitazione per ragazzi disabili, allenando la squadra di basket in sedia a ruote. Il compito non lo esalta, ma al centro lavora Isabella, una volontaria che cercherà di conquistare. Alla fine saranno i ragazzi a conquistare lui, riuscendo anche a fargli accettare la sua condizione. La trama, spiega Riccioni, si basa su una storia vera. «L’idea nasce dal racconto di un amico carissimo che si è ammalato di sclerosi multipla ? spiega l’attore ?. All’inizio inveiva contro Dio, poi ha accettato quello che era successo. Ho pensato di narrare la sua storia attraverso lo sport, perché anch’io giocavo a basket con una squadra marchigiana».

Nella pellicola un ruolo fondamentale lo giocano i ragazzi della Amicuccioli, una squadra di weelchair basket di Giulianova (Teramo). Non solo perché alcuni di loro interpretano se stessi, ma perché hanno reso più reale il racconto. «Ci hanno chiamato loro, dicendo che avevano piacere a far parte del film ? racconta il regista ?. È una squadra che va fortissimo, ma sul set sono stati fantastici: ironici, disponibili, mai stanchi e soprattutto sempre entusiasti. Non è un caso che abbiamo scelto il registro della commedia, i primi a scherzare e ad avere un temperamento positivo sono stati loro». [Eleonora Camilli]

La storia del film è raccontata da Simone Riccioni (Dario) nel libro omonimo Tiro libero, edito da Sperling & Kupfer (276 pagine, 17,90 euro). Il volume è scritto insieme a Jonathan Arpetti ed è la storia di un uomo che affronta la malattia con paura e rabbia, fino a quando non trova un motivo per ricominciare a lottare.

Una campionessa e un giornalista si raccontano

«Credo che per tutte le persone ci sia una sorta di imbarazzo nel rapporto con gli altri. La fisicità, la corporeità, è relativa. È una questione di abitudine. Per chi è ? come dire ? diverso esteticamente, i problemi, sono maggiori». Inizia con le parole di Piergiorgio Cattani, studioso e giornalista con la distrofia muscolare di Duchenne, il teaser di Niente sta scritto , documentario diretto da Marco Zuin e prodotto da Fondazione Fontana onlus e Filmwork. Girato tra il Trentino e gli altopiani del Kenya, racconta in modo parallelo le storie di Piergiorgio Cattani e della campionessa paralimpica Martina Caironi.

«A interessare il nostro racconto sono i rapporti, l’esperienza esistenziale», spiega il regista. La prima proiezione pubblica è prevista il 3 dicembre, Giornata internazionale delle persone con disabilità. [Sabrina Lupacchini]

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