Ottobre 2017

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LIBRI

Perdere la vista e scoprire il mondo

Anthony Doerr
Il collezionista
di conchiglie
Rizzoli 2017
276 pagine, 19 euro

Premio Pulitzer per la letteratura 2015, Anthony Doerr in Il collezionista di conchiglie offre al lettore otto storie fuori dagli schemi. E la raccolta si apre con il lungo racconto che dà il titolo al volume; del protagonista non viene svelato il nome, ma solo che è cieco, ha un figlio trentenne chiamato Josh e Tumaini, un cane guida, una femmina di pastore tedesco che abbaia agli sconosciuti.

Persa la vista appena dodicenne a causa della coroideremia con degenerazione della retina, questo affascinante personaggio scopre il mondo dei gusci e diventa marinaio, si laurea in biologia, scrive quattro libri, va a vivere in Kenya. Insomma, la disabilità sensoriale è tutt’altro che un ostacolo per lui, ritenuto a torto un guaritore di malati e disabili, una specie di eremita santone. Capace però di percepire con il tatto il segreto nascosto in queste piccole creature del mare: «Non aveva mai toccato niente di così liscio; mai immaginato che qualcosa potesse possedere tanta levigatezza». Sembra che le sue emozioni siano per lo più suscitate dalla conchiglia di turno, nel trovarla e «sentirsela in mano, capire soltanto a un livello inesprimibile perché si desse la pena di essere tanto bella. Quanta gioia scorgeva in tutto questo, quale assoluto mistero. Ogni sei ore le maree riversavano scaffalate di bellezza sulle spiagge di tutto il mondo e lui era lì, in grado di camminarci dentro». Eppure a 65 anni suonati il cieco collezionista scoprirà (e imparerà) la gratitudine verso altri esseri umani. [L.B.]

RAGAZZI

Memoria svanita, affetti rimasti

Silvia Roncaglia, Desideria Guicciardini (illustrazioni)
Facciamo che eravamo
Edizioni Gruppo Abele 2017
48 pagine, 15 euro

Affrontare i primi segni dell’Alzheimer non è facile, soprattutto per un bambino che vede cambiare sotto i suoi occhi l’amato nonno. Muove dalle tappe di questa trasformazione il delicato racconto Facciamo che eravamo , dell’affermata scrittrice per ragazzi Silvia Roncaglia (un centinaio di volumi all’attivo) con le illustrazioni di Desideria Guicciardini (premio Andersen 2016), pubblicato dalle Edizioni Gruppo Abele. Aldo accompagna tutti i giorni il nipote Paolino ai giardini e ha inventato per lui il gioco del "facciamo che eravamo": interpretano diversi ruoli fingendosi pirati, cavalieri, cuochi o maghi. Ma un giorno il nonno ha improvvisi vuoti di memoria e non ritrova neppure la strada che porta a casa.

La malattia peggiora e talvolta non riconosce più neanche i famigliari; toccherà al nipote inventare un modo per rinfrescargli la mente attraverso l’antico gioco. E per Paolino le notizie che volano via dalla testa del nonno diventano aeroplani di carta con cui giocare e la carrozzina un modo divertente per spostarsi. La fantasia aiuta il bambino a elaborare e accettare quello che sta succedendo. Perché le relazioni affettive non si smarriscono, anzi sopravvivono e resistono nei momenti più difficili. [L.B.]

Caterina, sette anni e mezzo dopo

Il giornalista Antonio Socci temeva che, dopo un’ora e mezzo di arresto cardiaco, il cervello di sua figlia fosse irrimediabilmente compromesso, con disastrose conseguenze motorie, cognitive e sensoriali. Ma non è così, come dimostrano in tutto il mondo gli Institutes for the Achievement of Human Potential (Istituti per lo sviluppo del potenziale umano), fondati da Glenn Doman. Lo racconta in La casa dei giovani eroi. Storia di Caterina e altri guerrieri (Rizzoli), dove ripercorre in modo particolare gli ultimi due anni di cure e riabilitazione per le lesioni cerebrali della figlia, che «contro tutte le previsioni è tornata perfettamente cosciente: è se stessa. Ma poi c’è il bicchiere mezzo vuoto: la totale immobilità». Inoltre la ragazza è rimasta cieca e senza l’uso della parola, eccetto «sì», «no» e «mamma». E continua a non arrendersi insieme a tanti altri che vogliono esprimersi attraverso un corpo limitato dalla disabilità. [L.B.]

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