Ottobre 2017

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so: il lavoro come esperienza di queste persone, di cui abbiamo cercato di restituire le emozioni, che normalmente vengono trascurate».

È quello che si ripropongono, con linguaggi differenti, le varie attività previste nel progetto. Innanzitutto, la web serie Angelico 22 , dall’indirizzo dell’Istituto, situato appunto in viale Angelico 22, a Roma. «Abbiamo registrato e pubblicato la prima puntata ? racconta la presidente del Vaccari ?. Protagonista è Raphael, un ragazzo con disabilità che da noi svolge il servizio civile presso l’ausilioteca. Perché lui ha questo talento e questa passione, la tecnologia: e all’interno dell’istituto ha trovato il luogo, il modo e la possibilità di farli fruttare». Ora è in programma la realizzazione di altre tre puntate. Storie diverse, con uno stesso obiettivo: far arrivare all’esterno "la bellezza dei margini", la "leggerezza", che anche nei corridoi e nelle sale di un istituto di riabilitazione come il Vaccari è possibile respirare. «Vogliamo far vedere come ci si può divertire insieme ? spiega ancora la presidente ? e come possono essere valorizzate le persone con disabilità».

Altra attività fondamentale, nell’ambito di questo progetto, è l’indagine svolta insieme al consorzio universitario Humanitas e alla Libera università degli studi Maria Santissima Assunta (Lumsa).

Donatella Pacelli, presidente del corso di laurea in Scienze della comunicazione e coordinatrice della ricerca, racconta la peculiarità di questo lavoro: «L’obiettivo era analizzare l’esperienza lavorativa di alcuni soggetti con disabilità, in modo da cogliere la loro storia professionale, i fattori che li hanno spinti a intraprendere un determinato percorso lavorativo, le relazioni che hanno avviato in questa esperienza, la percezione e il vissuto rispetto all’ambiente di lavoro. Tali aspetti sono stati indagati attraverso una duplice prospettiva: quella della persona disabile, ma anche dei colleghi e dei responsabili delle risorse umane delle aziende e degli enti nei quali il soggetto lavora. Le aziende e gli enti coinvolti nella ricerca operano prevalentemente nella Regione Lazio e appartengono ai settori della cultura e della formazione, dell’assistenza socio-sanitaria e nell’area dei servizi. Si tratta di realtà caratterizzate da una sostanziale diversità sia a livello di dimensioni (piccole, medie, grandi) sia di statuto (private, pubbliche, senza scopo di lucro)».

Ma cosa intendeva mettere a fuoco la ricerca? «Lo studio ha puntato a rilevare eventuali aree problematiche rispetto ai percorsi intrapresi, ma anche elementi positivi in grado di evidenziare best practice che possano fornire indicazioni utili alle strutture tenute ad assumere, attraverso un collocamento mirato, lavoratori appartenenti alle categorie protette». Per la raccolta delle informazioni è stata utilizzata la metodologia dell’intervista qualitativa, «attuata secondo una modalità aperta e flessibile, all’insegna della reciprocità e di una concreta interazione tra intervistato e intervistatore. Le testimonianze raccolte, in forma rigorosamente anonima, hanno puntato a ricostruire un quadro composito dei percorsi di inclusione. Pur non volendo essere rappresentativo della complessità del fenomeno, lo studio condotto offre un tassello di sicuro interesse per avvicinare la varietà degli elementi che concorrono a definire il significato sociale e culturale dell’inserimento socio-lavorativo delle persone con disabilità».

Nato nel 1936, l’istituto Leonarda Vaccari di Roma si occupa di disabilità dai bambini piccoli fino agli adulti attraverso ambulatori, laboratori, ausilioteca, attività riabilitative e di inserimento lavorativo e, da alcuni anni, anche con una casa famiglia per il "dopo di noi". Si occupa giornalmente di circa 300 persone, di cui 25 residenziali.

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