Ottobre 2017

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Il fascino impareggiabile di Tyrion Lannister

In un mondo irreale e misterioso, dove le estati possono durare decenni e gli inverni un’intera vita, dame e cavalieri si affrontano e si alleano nell’eterna battaglia per la conquista del potere. Nata in casa Hbo e attualmente alla sua settima stagione, Il trono di spade è la serie tv che ha vinto in assoluto il maggior numero di Emmy (ben 48) e anche la più piratata di sempre. Si tratta dell’adattamento televisivo di Cronache del ghiaccio e del fuoco , una saga fantasy scritta dallo statunitense George R.R. Martin a partire dagli anni Novanta e tradotta in Italia da Mondadori. Ricca di personaggi, i cui caratteri evolvono stagione dopo stagione, la serie creata da David Benioff e David Brett Weiss non presenta un unico protagonista, ma c’è un eroe che spicca su tutti e un attore che, per la sua personalità ed estrema bravura, si candida a non essere dimenticato per i decenni a venire. Il personaggio è Tyrion Lannister, un nano che discende da una delle più potenti e altezzose casate del Continente occidentale, spesso chiamato con disprezzo "il Folletto" o "il mezzo uomo". L’attore è invece il pluripremiato Peter Dinklage (due Emmy, oltre ad altri prestigiosi riconoscimenti), arrivato al successo internazionale dopo una lunga gavetta nel mondo dello spettacolo.

A differenza degli altri personaggi della saga, Tyrion è davvero un eroe moderno. Le sue caratteristiche fisiche lo spingono a privilegiare l’ingegno sul valore in battaglia, e al fine di tenere vivo il suo cervello fa ciò che agli altri protagonisti sembra una stravaganza: legge sempre e tutto quello che può. Ma la personalità del Folletto non si può ridurre a quella di un saggio o di un intellettuale. I suoi tratti caratteristici si palesano già dalla prima stagione. È scaltro e sferzante, ama il sesso, l’alcol e il cibo. Ma è anche generoso, compassionevole e pronto a simpatizzare con gli scarti di una società ancestrale, dove contano solo la possanza fisica e il lignaggio: «In fondo al cuore ho un debole per i bastardi, gli storpi e le cose spezzate», dice una volta di sé. Forte della sua esperienza personale («Un nano è sempre un bastardo agli occhi del padre»), consiglia al figlio illegittimo di un nobile di alto rango di non nascondere la sua condizione e di usarla come una leva per affermarsi nel mondo: «Non dimenticare mai che sei un bastardo», gli dice. E rispetto a chi augura la morte al giovane Bran, destinato a non poter più camminare dopo la caduta da una torre, sentenzia: «A proposito di grottesco sono in disaccordo. La morte è definitiva, mentre la vita è così ricca di possibilità».

Insomma, pur nato e concepito in un’ambientazione fantasy, il personaggio di Tyrion non ha nulla a che vedere con i tanti elfi e creature dei boschi generalmente interpretati da attori acondroplasici. D’altra parte lo stesso Dinklage, perfino nei momenti più difficili della sua carriera di attore, si è rifiutato di interpretare i ruoli tradizionalmente destinati agli artisti nani, reclamando per sé parti più ricche, complesse e sfumate. Il suo pensiero sull’argomento è sintetizzato in una nota intervista concessa alla rivista Variety nel 2011: «I nani compaiono in molte storie fantasy, ma sono sempre caricature, oggetto di scherno o creature dei boschi. Nessuno sceneggiatore concede mai loro una storia d’amore, o una personalità complessa. Tyrion è uno dei caratteri più ricchi di sfumature che mi sia mai capitato di incontrare. È un vero essere umano».

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