Ottobre 2017

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L’inusuale diversità di Walter White Jr.

Di tutt’altro tono e tenore la rappresentazione della disabilità in una delle più popolari, amate e celebrate serie di tutti i tempi: Breaking Bad racconta la trasformazione di un timido e insicuro professore di chimica nel più raffinato e abile produttore di metanfetamina negli Stati Uniti del Sud. Suo figlio, Walter White Junior, cammina con le stampelle e non parla bene a causa di una paralisi cerebrale. Ma è soprattutto un adolescente alla ricerca della propria identità, e molto presto lo spettatore dimenticherà di trovarsi di fronte a un protagonista disabile. Mai come in Breaking Bad , infatti, la disabilità risulta solo una delle tante caratteristiche del personaggio, e sicuramente non quella principale. Non una sola volta nel corso dei 52 episodi che compongono la serie, trasmessa da Amc e ideata da Vince Gilligan, la particolare condizione di Walter White Jr. verrà presentata come fonte di riflessione, di ispirazione o di difficoltà d’integrazione.

Anche l’attore R.J. Mitte, come il suo personaggio, in tenera età ha ricevuto una diagnosi di paralisi cerebrale. Ma diversamente dal giovane Walter Jr., troppo coinvolto nelle vicissitudini della propria famiglia, nella realtà è un attivista per i diritti delle persone disabili. Divenuto famoso per il suo ruolo in Breaking Bad , all’età di 15 anni Mitte era già comparso in un episodio della serie Disney Hannah Montana e oggi, oltre a essere un attore affermato, è anche un produttore e un modello. Nell’ottobre del 2015, intervistato a Sidney dalla scrittrice con disabilità Georgia Cranko in occasione della Giornata mondiale della paralisi cerebrale, Mitte ha spiegato come avere dei deficit sia più normale di quello che la gente pensi e di come la sua condizione lo abbia aiutato a diventare quello che è oggi, anche dal punto di vista professionale. Ma a proposito del suo lavoro di attore nell’industria televisiva e cinematografica ha detto: «Non bisogna accettare di sottolineare la disabilità, io mi rifiuto di accentuare questo aspetto quando interpreto un ruolo». E sull’accoglienza di personaggi disabili da parte del pubblico: «I tempi sono cambiati. La gente vuole vedere in tv personaggi diversi, vuole vedere personaggi reali».

Glee, non è tutto oro quello che luccica

A differenza di R.J. Mitte, Kevin McHale ? l’attore che interpreta il chitarrista in carrozzina Artie Abrams nella serie Glee ? non è paraplegico. Glee , che in italiano vuol dire gioia, è una teen comedy prodotta da Fox e terminata nel 2015, dopo sei stagioni di ascolti stellari. La serie, che ibrida il genere dei telefilm per adolescenti con la tradizione del musical americano, ruota intorno alla McKinley High School di Lima, nell’Ohio, dove un nostalgico professore di spagnolo mette in piedi un coro formato tutto da ragazzi considerati "sfigati" dagli altri studenti, ma in realtà molto talentuosi. Tra questi c’è Artie, un teenager impacciato e spesso vittima di bullismo, divenuto paraplegico all’età di otto anni per via di un incidente stradale. Nonostante la sedia a rotelle e la timidezza che lo contraddistingue, il ragazzo non rinuncia al sogno di diventare attore e ballerino.

Amatissimo dai teenager di tutto il mondo, il personaggio di Artie e l’intera serie (soprattutto in area anglosassone) non hanno convinto del tutto le persone disabili, che hanno spesso sollevato giudizi poco lusinghieri nei confronti del modo in cui l’autore Ryan Murphy ha voluto rappresentare la disabilità. Non vi è solo, dunque, la questione dell’interpretazione di un personaggio disabile da parte di un attore senza disa-

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