Ottobre 2017

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L’INCHIESTA Piccolo grande schermo

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può trovare spazio qualsiasi tema narrativo, compresa (finalmente) l’ironia.

Così personaggi afflitti da vari deficit fisici o psichici fanno capolino tutti i giorni dagli schermi della tv, e molti se ne sono aggiunti negli ultimi mesi, grazie anche alla diffusione capillare delle piattaforme in streaming di ultima generazione. Per la loro forza espressiva e la capacità di sovvertire le regole, almeno quelle che hanno regnato fino alla loro apparizione, alcuni di loro sono già diventati leggenda. E restano, per gli anni a venire, termini di paragone imprescindibili per chiunque ? regista, sceneggiatore, attore o showrunner ? voglia confrontarsi con una rappresentazione intelligente, articolata e ricca di sfumature della disabilità in tutte le sue manifestazioni. In alcuni casi gli stessi interpreti hanno deciso di immettere nell’universo della finzione parti di sé tutt’altro che fittizie, dando maggiore brio e spessore ai personaggi, ma anche un ulteriore varco interpretativo agli spettatori che conoscono le loro biografie personali. È il caso di Michael J. Fox, colpito dal Parkinson giovanile nel 1991, all’età di soli 30 anni, proprio nel momento in cui, dopo il successo internazionale della trilogia Ritorno al futuro, era all’apice della popolarità.

Fox ha reso pubblica la sua malattia soltanto sette anni dopo e nel 2000 ha lasciato la carriera di attore per dedicarsi anima e corpo alla fondazione per la ricerca sul Parkinson intitolata a suo nome. Ma nel 2010 è tornato sul set di The Good Wife , il legal drama trasmesso negli Stati Uniti da Cbs a partire dal 2009 e dall’anno successivo in onda anche in Italia su Rai Due. All’inizio la sua presenza nella celebre serie tv, firmata dalla coppia coniugale Robert e Michelle King, era stata prevista per un unico episodio, ma il personaggio dello spregiudicato e al tempo stesso tenero avvocato Louis Canning si è rivelato talmente riuscito da indurre gli autori e lo stesso Fox a prolungare la sua permanenza nella fiction, valendogli nel 2016 un Emmy come migliore attore guest star in una serie drammatica.

All’indomani dell’assegnazione del prestigioso riconoscimento, intervistato da Hollywood reporter , una tra le più autorevoli riviste sul panorama cinematografico americano, l’attore ha parlato così del ruolo da lui interpretato: «È strano, ma ogni volta che in una commedia o in una trasmissione televisiva compare un personaggio disabile si diventa sentimentali, con la musica soft di un pianoforte in sottofondo. Io ho voluto dimostrare che le persone disabili possono anche essere delle carogne. Vorresti provare dispiacere per lui ma, che lo faccia apposta o no, è troppo canaglia. Io invece credo che sia un puro, uno che vuole soltanto vincere, che non si fa problemi a usare quello che agli occhi degli altri appare un deficit come un mezzo per raggiungere il suo scopo». E in effetti lo scaltro Louis Cunning, acerrimo rivale della protagonista Alicia Florrick, fin dalla sua prima apparizione si mostra per quello che è: un legale senza scrupoli che non esita a utilizzare qualsiasi mezzo a sua disposizione per influenzare la corte e i giurati. Come Michal J. Fox soffre di discinesia tardiva, un disturbo neurologico causato dai farmaci per combattere il Parkinson, che provoca movimenti involontari del corpo. Gesti ed espressioni del viso che, lungi dall’essere fortuiti, sembrano invece adoperati ad arte per sottolineare perplessità e incredulo stupore durante i passaggi più delicati del dibattimento. E al tentativo della sua avversaria di porre fine a ogni comportamento tendenzioso, risponderà con la più disarmante delle accuse: «Signora Florrick, lei ha dei problemi con le persone disabili».

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