Giugno 2017

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RUBRICHE Normativa

Handicap e invalidità. Non è solo una questione di termini

Simili soltanto in apparenza, in realtà si tratta di due situazioni molto diverse tra loro. E differenti sono i concetti giuridici e i criteri di valutazione alla base delle rispettive certificazioni. Una bussola per orientarsi

Gabriela Maucci

Spesso chi si imbatte con la normativa in materia di invalidità civile si trova di fronte a termini come invalidità e handicap che, pur sembrando simili tra loro, si riferiscono in realtà a concetti giuridici diversi. La valutazione dell’invalidità civile si basa sulla riduzione della capacità lavorativa, con la conseguente attribuzione di una percentuale. L’articolo 1, comma 4, lettera c, del decreto legislativo 23 novembre 1988, n. 509 stabilisce che la determinazione della percentuale di riduzione della capacità lavorativa deve basarsi anche sull’importanza che riveste, in attività lavorativa, l’organo o l’apparato sede del danno anatomico o funzionale. Tale riduzione non comporta l’impossibilità di un inserimento lavorativo, bensì la difficoltà di eseguire una determinata attività nei modi e nei limiti considerati normali per un individuo.

Nel riconoscimento dello stato di handicap, invece, viene presa in considerazione la difficoltà d’inserimento sociale dovuta alla patologia o menomazione riscontrata. Infatti il concetto di handicap ? sempre come definito dalla legge n. 104/92 ? esprime la condizione di svantaggio sociale che una persona presenta nei confronti delle altre persone e si differenzia dalla menomazione (fisica, psichica o sensoriale) che di quella condizione ne è la causa. In altre parole, lo stato di handicap tiene conto della difficoltà d’inserimento sociale del disabile dovuta alla patologia o menomazione da cui questa persona è affetta.

La diversità dei criteri di valutazione tra l’invalidità civile e la situazione di handicap è importante dal momento che essa può determinare che, a una percentuale di invalidità inferiore al 100%, corrisponda contemporaneamente il riconoscimento della situazione di handicap grave (ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della legge 104/92).

Detto questo, può richiedere una visita di accertamento qualsiasi persona maggiorenne o minorenne che abbia una menomazione e perdita o anomalia di una struttura o di una funzione, sul piano anatomico, fisiologico e psicologico. Saranno soltanto la commissione medica della Asl, e in seguito la commissione Inps, a valutare la situazione clinica del richiedente e decidere sul diritto o meno a un riconoscimento dell’invalidità civile e di handicap o handicap grave. Qualsiasi opinione formulata a priori, cioè prima della visita medica da parte delle apposite commissioni, è da ritenersi soltanto un parere e, quindi, assolutamente non vincolante allo scopo della presentazione della domanda. Questo perché non rientra nelle competenze di altri soggetti, al di fuori delle commissioni che effettueranno l’accertamento, poter esprimere una valutazione dal punto di vista medico-legale, valutazione riservata strettamente alle suddette commissioni.

È importante precisare che, visto che per ottenere l’invalidità civile e la situazione di handicap la procedura è la stessa, l’articolo 6 della legge 80/2006 ha introdotto alcune novità a proposito della semplificazione degli adempimenti amministrativi per le persone con disabilità, offrendo la possibilità, a richiesta dell’interessato, di unificare le visite di accertamento. Questo significa che può essere presentata in un’unica domanda sia la richiesta di accertamento dell’invalidità civile che quella dell’handicap ai sensi della legge 104/92. In questo modo i due accertamenti saranno effettuati contemporaneamente senza le difficoltà che la procedura disgiunta comportava in passato allungando considerevolmente i tempi (articolo 6 della legge 80/06).

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