Giugno 2017

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CINEMA

Andare altrove per sfuggire alla realtà

C’ è un confine labile tra il desiderio impetuoso e l’instabilità psichica, tra la ricerca costante dell’amore sognato e il male di vivere. Lo racconta bene Mal di pietre , il film di Nicole Garcia tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice italiana Milena Agus. Protagonista della pellicola è Gabrielle, una ragazza del Sud della Francia, interpretata da una straordinaria Marion Cotillard. Da tutti considerata pazza e ribelle, insegue un amore che abbia la forza delle storie narrate nei libri letti di nascosto. S’invaghisce così del suo insegnante di letteratura, sposato e con un figlio in arrivo, ma l’uomo la respinge, e lei pubblicamente lo aggredisce. Uno scandalo per una piccola cittadina di provincia degli anni Cinquanta, in cui le donne hanno un ruolo sociale bene determinato. Tanto da far decidere alla famiglia benestante di Gabrielle di dare quella figlia, «malata di nervi», in sposa all’operaio spagnolo José (Alex Brendemuhl), nella speranza che il matrimonio possa restituirle l’onorabilità perduta.

Ma la donna continua a vivere inseguendo le passioni in un disagio esistenziale che si scontra con la necessità di aderire alle convenzioni sociali e che ben presto si manifesta anche a livello psicofisico, con crampi addominali lancinanti. È il «mal di pietre» (oggi sarebbe classificato come calcoli renali), una patologia che le impedisce anche di avere figli. Suo marito decide, quindi, di farla curare in una clinica privata sulle Alpi. Qui Gabrielle incontra il tenente André (Louis Garrel, nella foto), un reduce di guerra con una gravissima insufficienza renale causata da una ferita durante le battaglie combattute in Indocina. Se ne innamora perdutamente, ma sa di non poter stare con lui.

Sarà la consapevolezza di questa passione a darle la forza di sopravvivere negli anni a venire. Nell’attesa di fuggire con André diventa una signora borghese, apparentemente pacificata nella sua condizione di moglie e madre. Ma un giorno scoprirà che è stata tutta un’illusione, una proiezione della mente. Ed è proprio in questa rivelazione finale che sta la forza del film: quando la realtà pone limiti invalicabili, chi si rifugia in un mondo altro può essere considerato veramente pazzo? O quello che gli altri chiamano follia è solo un meccanismo di difesa, un modo per non soffrire? Per Gabrielle questa instabilità ha quasi un potere salvifico e curativo, che la fa andare avanti, fino a quando sarà costretta a tornare alla realtà. [Eleonora Camilli]

Mal di pietre è il riadattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Milena Agus, pubblicato nel 2006 da Nottetempo. A differenza del libro la storia non si svolge in Sardegna, ma nel Sud della Francia. Per il regista Nicole Garcia il destino della protagonista «rappresenta metaforicamente l’immaginazione, la forza creativa di cui tutti siamo capaci quando i nostri sentimenti ci spingono ad andare oltre i nostri limiti».

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