Giugno 2017

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LIBRI

L’amore che guarisce

Monica Dickens
Il prigioniero felice
Elliot 2017
320 pagine, 17,50 euro

Confinato nel suo letto dopo un’amputazione della gamba subita in guerra, Oliver North è Il prigioniero felice , protagonista del romanzo pubblicato da Elliot e scritto da Monica Dickens (1915-1992), pronipote del famoso Charles. Il titolo del volume propone un ossimoro e lancia una provocazione: come fa una persona privata dell’autonomia personale a essere contenta? Il reduce, infatti, arriva a odiare il campanello sul suo comodino perché «enfatizzava la sua dipendenza. Se aveva bisogno di qualcosa si asteneva dall’usarlo il più a lungo possibile; ma se nessuno entrava per caso nella sua stanza ed era costretto a suonarlo, immaginava sempre che gli altri alzassero gli occhi al cielo infastiditi qualunque cosa stessero facendo e si mettessero in movimento con un’espressione tipo "cosa-vuole-adesso" che cercavano di dissimulare durante il tragitto fino alla stanza».

Proprio la camera di Oliver diventa crocevia per i membri della sua complicata famiglia: sorelle, fratellastro, madre, cugino ed ex fidanzata iniziano a confidargli i loro problemi e lui dispensa consigli non sempre pertinenti. Ma il motivo della sua felicità sta nell’incontro con Elizabeth, preziosa e riservata infermiera personale che ha a cuore la sua sorte. Forse dietro questo personaggio si cela la stessa autrice: nata a Londra nel 1915 nella celebre e facoltosa famiglia Dickens, delusa dal mondo in cui era cresciuta, decise di lasciare i privilegi della sua condizione per lavorare come domestica e infermiera. [L.B.]

LIBRI

Pensare di essere malati

Anil Ananthaswamy
L’uomo che non c’era. Storie ai confini del Sé
Erickson 2017
278 pagine, 16,50 euro

Schizofrenia, Alzheimer, autismo, epilessia, sindrome di Cotard: soltanto alcuni esempi in cui il detto cartesiano cogito, ergo sum si capovolge in «penso, dunque non sono». Le neuroscienze da tempo si interrogano su questi stati: condizioni cerebrali difettose o disfunzionali in cui le persone percepiscono che il proprio corpo fisico migra verso un proprio doppione separato, oppure che vaghi mentre loro restano a guardarlo a distanza, come fosse distinto da sé.

Il saggio L’uomo che non c’era. Storie ai confini del Sé di Anil Ananthaswamy, tradotto in Italia da Erickson, affronta questo tema e tanti interrogativi che restano ancora aperti, senza una risposta definitiva. Interessante approfondire il «delirio di Cotard», sintomo più eclatante della sindrome, ovvero la convinzione delirante di essere morti o di non esistere.

«Gli altri sintomi sono la convinzione che vari organi o parti del proprio corpo manchino o siano putrescenti, il senso di colpa, l’impressione di essere dannati o condannati e, per uno strano paradosso, anche il senso di immortalità», elenca minuziosamente l’autore. [L.B.]

Don Gigi, "tetraprete" che sorride alla vita

Per le edizioni Terre di mezzo è in libreria Ovunque tu vada. Vivere l’essenziale un minuto alla volta (144 pagine, 13,50 euro) di don Gigi Sabbioni, parroco che racconta come una banale caduta a 53 anni lo abbia trasformato in un «tetraprete», completamente paralizzato. «Prima mi spostavo. Dal 25 luglio 2011, invece, mi spostano», scrive il sacerdote originario di Lodi, diventato prete a 24 anni. E aggiunge: «Prima ero fiero della mia indipendenza e riconosco ? con la consapevolezza del dopo ? che mi muoveva un certo senso di onnipotenza generata dalla convinzione di ognuno di noi di essere autonomi a partire dalla disponibilità, almeno, delle proprie gambe. Poi ho dovuto imparare ad attendere che altri si prendessero cura del mio corpo: oggi aspetto chi mi lava, mi veste, mi solleva dal letto per appoggiarmi sulla carrozzina. Ora so quello che un tempo immaginavo guardando le persone ferite nel corpo. Prima provavo compassione, adesso si è aggiunta la comprensione, quella che nasce dal vedere la vita, quella vita, dal di dentro». [L.B.]

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