Giugno 2017

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EDITORIALE di Luigi Sorrentini Direttore Centrale Prestazioni Socio-Sanitarie, Inail

I nostri infortunati sul lavoro campioni di ottimismo e coraggio

Molte sono state le soddisfazioni che abbiamo potuto vivere nelle ultime settimane, proprio grazie ai successi di alcuni dei nostri assistiti

Non c’è cosa più bella per chi lavora all’interno del nostro Istituto di sapere che uno degli infortunati da noi seguiti nel percorso di reinserimento sociale e lavorativo successivo all’incidente trovi la spinta per tornare alla vita di prima o per cominciarne una nuova. A volte, però, la realtà supera perfino le più rosee speranze, confermando, attraverso l’esperienza concreta, che anche dopo un evento fortemente traumatico si può ripartire alla grande. Molte sono state le soddisfazioni che abbiamo potuto vivere nelle ultime settimane, proprio grazie ai successi di alcuni dei nostri assistiti. Alla fine di aprile, per esempio, il cubano Oney Tapia si è aggiudicato la vittoria della dodicesima edizione di Ballando con le stelle , varietà condotto da Milly Carlucci, che già in passato ha ospitato atleti paralimpici. Prima di conquistare milioni di italiani per le sue sorprendenti doti di ballerino, Oney Tapia ha vinto l’argento a Rio 2016 nel lancio del disco. La sua storia è di quelle che non si dimenticano: classe 1976, giunto in Italia per giocare a baseball agli inizi degli anni Duemila, Oney ha perso la vista nel 2011 per un incidente sul lavoro mentre potava un albero. Di lui colpiscono le qualità di uomo, prima che quelle di sportivo e ballerino: il coraggio, l’ottimismo, la semplicità con cui è tornato sui campi di atletica solo pochi giorni dopo la vittoria televisiva.

Sempre di questi giorni è la notizia che l’handbiker Vittorio Podestà ha vinto la prima gara a cronometro della stagione di Coppa del mondo a Maniago, in Friuli. Vittima di un infortunio stradale mentre tornava a casa dal lavoro, nel 2002, oggi vanta, tra l’altro, la partecipazione a tre edizioni delle Paralimpiadi e sei medaglie. E anche nel suo caso, come in quello di Tapia, le doti personali colpiscono ancora di più di quelle sportive. Il 20 marzo scorso, ricordando l’incidente in cui ha perso l’uso delle gambe, ha scritto sul suo profilo Facebook: «Giusto 15 anni fa smettevo di camminare e correre, ma non immaginavo che in quel momento stavo incominciando ad andare più forte». Pochi giorni dopo, a Yokohama, in Giappone, il sardo Giovanni Achenza si è guadagnato un’importante medaglia d’argento nella Itu World Paratriathlon Series. Anche lui infortunato sul lavoro e assistito Inail, si era fatto notare per il bronzo vinto a Rio 2016. Divenuto paraplegico nel 2003 in seguito a una caduta da una scala, prima di diventare un campione Achenza è passato attraverso un periodo buio e una difficile riabilitazione, da cui è uscito soprattutto grazie allo sport.

Un’ultima buona notizia, ancora di questi giorni, è che sta finalmente cominciando a decollare la prima squadra di handbiker siciliani. In una terra dove talvolta le barriere culturali superano quelle architettoniche, un manipolo di coraggiosi paraciclisti ce la sta mettendo tutta per far conoscere una disciplina che al Sud stenta ad affermarsi. Il fatto che il nocciolo duro di questa squadra, e dell’associazione a essa collegata, sia costituito da infortunati sul lavoro ci riempie di orgoglio. E ci fa dire, ancora una volta, che più delle medaglie contano la passione e la forza per cambiare la nostra vita e il mondo in cui viviamo.

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