Giugno 2017

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intervento chirurgico per l’applicazione di un impianto cocleare, mentre per la donna saranno eseguiti accertamenti approfonditi. Interventi come questi sono resi possibili grazie ai due progetti sanitari: "Ospedale della solidarietà", che ha ricevuto un contributo di circa 22mila euro dalla Fondazione Carit, e "Parla più forte" che si occupa nello specifico di bambini audiolesi residenti nel paesino di Pllane. I progetti sono sostenuti dalla Caritas diocesana di Terni-Narni-Amelia che supporta, in modo particolare, la scuola "Effatà" di Pllane gestita da sette suore appartenenti alla congregazione Figlie del divino zelo, due delle quali specializzate in logopedia e altre in pedagogia.

Dei 500 studenti iscritti, 25 sono bambini sordi di età compresa tra i 4 e i 14 anni, una ventina dei quali risiedono nella scuola tutta la settimana. Le religiose e il personale scolastico, 25 insegnanti logopedisti albanesi formati dalle Caritas di Terni e Polonia, si prodigano per offrire loro una più facile integrazione scolastica e sociale, una rieducazione logopedica e un affiancamento costante anche nel doposcuola applicando programmi personalizzati.

"Ospedale della solidarietà" è nato nel 1995 su iniziativa della Caritas umbra che ha creato una rete di collaborazione tra ospedali specializzati italiani (Bologna, Padova, Roma, per citarne alcuni), al solo scopo di trasportare in Italia, dalla zona dei Balcani, stranieri che necessitano di delicati interventi chirurgici, impossibili da effettuare nei loro paesi di origine. La Caritas si fa carico delle spese di accoglienza, soggiorno e trasporto dei malati e dei loro accompagnatori. "Parla più forte", invece, «è un grande progetto d’amore nato in seguito a un terribile equivoco», spiega Nicola Cimadoro, responsabile dei progetti all’estero della Caritas di Terni. «Nel 2006 ero in Albania per portare aiuti alla popolazione colpita da una terribile alluvione ? racconta ?. Mentre consegnavamo pacchi di viveri all’istituto religioso un bambino ha iniziato a tirarmi la camicia: ignorando che la scuola ospitasse bambini sordi, non ho subito compreso che voleva condurmi all’altalena per giocare. Udendo solo suoni gutturali gli ho detto: "Parla più forte, perché non ti capisco". Poco dopo una suora mi ha spiegato che era sordo: se mi avessero accoltellato avrei sicuramente accusato meno dolore».

Questo episodio ha tanto sconvolto Cimadoro che fin da subito si è mobilitato per aiutare le religiose e i piccoli. L’anno dopo è nato "Parla più forte", che fino a oggi ha permesso a dieci bambini di essere operati. A Pllane è stato istituito un centro di eccellenza che in questi anni ha permesso a professionisti italiani volontari di visitare molti bambini e, all’occorrenza, dotarli di impianti acustici di ultima generazione. «È commovente vedere la gratitudine di questi piccoli ? afferma Cimadoro ?. Ho visto un professore con le lacrime agli occhi per come un bambino, dopo essere stato visitato, lo abbracciava e baciava in segno di gratitudine».

Nel 2014, inoltre, la Caritas diocesana di Terni ha donato all’istituto un apparecchio di screening acustico, "Accuscreen Teoae", in grado di rilevare problemi all’udito sin dal primo giorno di vita dei neonati e in pochissimi secondi. Affidato in comodato d’uso all’ospedale di Lezhe, permette di effettuare una diagnosi precoce della possibile sordità su circa 1.200 bimbi che vengono alla luce ogni anno. Secondo alcune statistiche, nel Paese delle Aquile il numero di neonati affetti da sordità congenita è il doppio rispetto a quello dei Paesi più sviluppati. Studi medici hanno stabilito che se la sordità è diagnosticata nei primi due anni di vita, il bambino ha il 90% di possibilità di recuperare l’udito. «In Albania, però, c’è ancora una situazione di estrema povertà ? prosegue Cimadoro ?. Non sempre viene subito diagnosticata e i minori vengono scartati perché ritenuti affetti da patologie mentali».

Se "Accuscreen Teoae" rileva una sospetta sordità, il bambino viene trasferito nell’istituto delle suore Figlie del divino zelo, che ha annesso anche un attrezzato ambulatorio medico in contatto telematico con professionisti italiani, dotato di apparecchiature sofisticate per garantire visite mediche anche agli adulti. Due le storie che hanno particolarmente colpito i volontari che periodicamente si recano a Lezhe: quella di una mamma che, dopo la visita al figlio, ha chiesto un consulto per sé e ha scoperto di essere affetta da sordità grave causata dalle violenze e dalle percosse subite dal marito, e quella di una bambina di soli dieci anni che accudiva la madre affetta da disturbi mentali e colloquiava con i medici come un adulto.

La responsabile dell’ambulatorio è suor Caridad Magadia, filippina. Da oltre 16 anni si occupa anche della scuola materna ed elementare e, dopo essersi formata in Italia, è in grado di revisionare e assemblare le protesi acustiche che vengono donate all’istituto per regalare ai piccoli ospiti di "Effatà" la gioia di udire qualche suono. «Grazie all’aiuto dei medici italiani che in questi anni ci hanno istruito ? spiega la religiosa ? siamo in grado di visitare molte più persone con queste patologie e trovare per loro una soluzione».

Nella pagina a fianco, uno screening acustico nell’ospedale di Pllane

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