Giugno 2017

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colpito Einar Carrara prima alla nuca e poi alla schiena. Trasportato in elicottero all’ospedale di Brescia, è rimasto in coma per dieci giorni. La diagnosi: lesione al midollo spinale.

All’ospedale è rimasto circa un mese, poi è iniziata la riabilitazione prima a Sarnico, nel bergamasco, e poi a Lione, in una clinica specializzata. Per aiutare la famiglia a pagare il costoso ricovero in Francia, è partita una gara di solidarietà fatta di cene, corse, lotterie, salvadanai esposti nei negozi. La Fondazione Gedama ha lanciato il "Progetto Einar" e ha creato la pagina "Aiutiamo Einar Carrara" su Facebook per raccontare la sua storia, sostenere la famiglia e raccogliere fondi per le cure. «Sono stati i medici francesi a consigliarmi di provare l’esoscheletro: "per te può fare solo che bene", mi hanno detto», racconta Carrara che, il 3 marzo, è arrivato al Centro protesi di Budrio insieme a Giovanni Taveggia, responsabile dell’Unità operativa di riabilitazione della clinica Habilita di Sarnico.

Carrara viene da una famiglia di sciatori, il nonno è stato campione di sci di fondo e il padre allenatore di tiro della Nazionale. È stato proprio quest’ultimo a scegliere per il figlio il nome Einar, come quello di un giovane sciatore altoatesino che lui allenava e dello sciatore norvegese Ole Einar Bjørndalen, l’atleta più medagliato nella storia dei Giochi olimpici invernali. Il nome ha origine scandinava e significa "guerriero". E l’ex atleta si sta dimostrando all’altezza di quel nome. «Non mi sono mai pianto addosso, ho sempre guardato avanti, in modo positivo, non mi rassegno a stare su una sedia a rotelle», dice.

A maggio Carrara è tornato a Vigorso di Budrio per l’addestramento che gli consentirà di imparare a usare l’esoscheletro. «L’apparecchiatura è tra le più semplici ma l’uso non è immediato ? spiega Valeria Gazzotti, fisiatra del Centro protesi Inail di Budrio ?. La prova ha dato buoni risultati, ora il paziente dovrà fare due o più settimane di addestramento insieme a due fisioterapisti». L’esoscheletro ha due motori all’anca e al ginocchio e una cintura pelvica per tenere fermo il bacino. Chi lo indossa deve comunque utilizzare un deambulatore o le stampelle per muoversi e non può essere solo. «Se l’apparecchiatura si blocca deve esserci qualcuno in grado di sbloccarla e di sostenere la persona che la sta indossando», spiega Gazzotti.

Con l’esoscheletro viene simulata la camminata normale con lo sbilanciamento in avanti, un esercizio importante che ha effetti positivi su tutto il corpo, dal funzionamento di intestino e vescica alla coordinazione. «Le sue dimensioni sono piuttosto contenute, ma usarlo è faticoso perché ci si appoggia completamente sulle braccia», aggiunge la fisiatra. In più, tra tutori, motori e batterie l’esoscheletro arriva a pesare una ventina di chili. Ma Carrara è molto determinato e, a detta dei medici di Lione, è un candidato ideale, «perché è giovane, ha muscoli sviluppati, gli arti superiori sono buoni ed è molto allenato», precisa Gazzotti.

«Voglio riuscire a fare fisioterapia in piedi», dice l’ex atleta. Ma a chi gli chiede se vuole tornare a fare sport, risponde: «Lo sport non è tra le mie priorità: la mia testa adesso è focalizzata sul tornare a camminare, devo concentrarmi su quello».

Dopo aver imparato a usare l’esoscheletro, però, l’obiettivo di Einar Carrara è quello di acquistarne uno. Tuttavia l’apparecchiatura è molto costosa, circa 100-120mila euro: «Ne mancano ancora tanti», dice il giovane. Intanto la gara di solidarietà continua.

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