Giugno 2017

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INSUPERABILI Intervista a Oney Tapia

Guardo il mondo con occhi migliori

L’amore per la vita (con tutte le sue prove) si incarna nella straordinaria esperienza dell’atleta italo-cubano, argento nel lancio del disco alle Paralimpiadi di Rio 2016. E ora vincitore assoluto sulla pista di Ballando con le stelle. «Non cambierei la mia esistenza di adesso con quella di prima»

Sara Mannocci

«I l prossimo luglio a Londra ci saranno i Mondiali di atletica, mi sto preparando per questo». Oney Tapia, nato a Cuba 41 anni fa, in Italia dal 2003, è appena sceso dal podio più alto della dodicesima edizione di Ballando con le stelle. E guarda già avanti alla prossima sfida, con lo sguardo ? come lui stesso vuole far capire ? più acuto proprio di chi ha perso l’uso della vista. Tapia infatti, promosso miglior ballerino nella competizione campione di ascolti su Rai 1, è e resta innanzitutto un atleta, appartenente al gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre, medaglia d’argento nel lancio del disco alle Paralimpiadi di Rio 2016. Lo si capisce dalla semplicità con cui affronta questa e le tante altre interviste che lo riguardano grazie al successo conquistato anche in televisione, primo concorrente privo della vista a partecipare a una gara di ballo.

Quali sensazioni ha provato al momento della vittoria a Ballando con le stelle?
Ero molto emozionato, e sono davvero contento: sono stati ripagati la fatica e l’impegno di queste settimane di allenamento, e il lavoro della ballerina che mi ha accompagnato, Veera Kinnunen. Lei è stata veramente importante per ottenere questo risultato, ha un grande merito.

Cosa ha pensato quando gli hanno chiesto di partecipare al programma?
All’inizio ero un po’ titubante, non sapevo se accettare o meno, ho dovuto pensarci... Non credevo che fosse così impegnativo come in effetti è stato, poi ho scelto di accettare, anche su consiglio di persone vicine.

Ha perso completamente la vista nel 2011 in seguito a un gravissimo infortunio mentre lavorava come giardiniere, contemporaneamente all’impegno nello sport. In che modo è riuscito a entrare nella dimensione del ballo?
Non è stata una conquista immediata, la mia insegnante ha avuto un ruolo fondamentale grazie alla sua capacità e sensibilità, mi spiegava i movimenti, i passi. Per sentire le posizioni dei vari balli e per riprodurle, le toccavo il bacino, le spalle, i piedi. In questo modo cercavo di ripetere le sequenze e di imparare le coreografie. Sono riuscito a stare dietro a Veera con molta fatica, anche perché gli allenamenti erano piuttosto intensi e i ritmi serrati. Piano piano però vedevo che riuscivo a ottenere risultati, e così sono andato avanti.

Lo sport invece è stato sempre la sua dimensione grazie al baseball, a cui si è dedicato appena arrivato in Italia, e al rugby prima dell’infortunio, e poi con il goalball, torball, judo, fino ad arrivare all’atletica con il lancio del disco e il getto del peso. Come è cambiato il suo rapporto con lo sport nel momento in cui è cambiata anche la sua vita?
Non è cambiato, nel senso che è stato sempre importante e mi ha aiutato moltissimo, perché dopo l’infortunio ho avuto la soddisfazione di riuscire a continuare a fare quello che sapevo fare meglio. Sono stato anche ben accolto e assistito da Inail nel raggiungere questo obiettivo. Lo sport mi ha sempre aiutato a sentirmi più in equilibrio, a essere più forte e più autonomo in ogni cosa che mi trovo ad affrontare.

Come è avvenuto il contatto con il mondo dell’atletica?
La società dove praticavo judo mi ha consigliato e avviato a provare il lancio del disco, ho stabilito un record nazionale e ho cominciato ad appassionarmi,

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