Giugno 2017

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L’INCHIESTA Chi fa da sé

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Il sistema è stato sviluppato per chi necessita di una riabilitazione costante, con movimenti ripetitivi, ma non può recarsi giornalmente a fare fisioterapia né ricorrere ai costosi strumenti a domicilio.

Lui, neo trentenne, ha studiato prima Ingegneria informatica a Catania, poi Ingegneria meccatronica al Politecnico di Torino e attualmente lavora come ricercatore presso l’Epfl di Losanna (in Svizzera), dove sta sviluppando un esoscheletro per la mano controllato da elettroencefalografia per applicazioni riabilitative. Lei, invece, è una ragazza disabile.

Ma Sanofi ha organizzato anche #TechCare, la prima sfida informatica italiana sulla sclerosi multipla svoltasi al Talent garden di Genova, lo spazio di co-working degli innovatori digitali della Liguria. L’hackathon è stato vinto da Filippo Scorza, ingegnere biomedico e cofondatore di Amyko, e dal suo "Alfred": un bastone-stampella che dialoga con lo smartphone, legge la temperatura climatica, ricorda i farmaci da prendere, può effettuare chiamate di emergenza, sta in piedi da solo, è solido, sicuro e discreto.

Tanti contenitori, un solo denominatore comune. «Che si tratti del piacere di fare da sé o del valore affettivo che si prova nel rendersi utili agli altri, poco importa. Per le nuove tecnologie e l’artigianato digitale il principio è lo stesso. Quello che conta, infatti, è riuscire a realizzare soluzioni per l’autonomia e la vita indipendente che costino poco, siano personalizzate e facilmente replicabili, perfino quando di mezzo ci sono dei professionisti». Forse è questo il motore del nuovo fermento partecipato, libero e aperto, secondo la teoria del «copyleft» (ovvero il dominio pubblico, privo di copyright). La conclusione arriva da dove siamo partiti, ovvero dall’Ospedale di Montecatone. A parlare è Roberta Vannini, coordinatrice dei servizi Terapia occupazionale e ausili. «Noi siamo un istituto di riabilitazione, insegniamo alle persone a tornare nel loro contesto familiare e lavorativo, ma anche a cavarsela per conto proprio perché a volte basta solo una scintilla. Il nostro concorso è diventato un archivio di idee, una raccolta di invenzioni "povere" in cui chiunque può curiosare per prendere spunto. Il mercato degli ausili esistenti in commercio, siano essi meccanici, informatici o elettronici, non è ottimale e a volte è caro ? continua Vannini ?; inoltre spesso c’è parecchia incertezza sulle forniture "passate" dal Sistema sanitario nazionale. Ecco perché questa propagazione di inventiva è giusta: un ospedale e un centro di riabilitazione devono avvalersi di ausili certificati, ma tutti gli altri possono e devono sperimentare in qualsiasi campo del sapere. Anzi, sarebbe bello che nascesse un unico contenitore di idee diffuse». L’obiettivo finale? La condivisione dell’aiuto.

In alto, "Hubotics", un esoscheletro stampato in 3D e creato da Luca Randazzo. Anche lui ha partecipato alla Maker Faire Rome 2016.

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