Aprile 2017

Visualizza la pagina 40 di SuperAbile Inail di Aprile 2017 in formato .pdf

Usa i tasti direzionali avanti e indietro della tastiera per sfogliare la rivista

Scarica la pagina in formato .pdf

Scarica l'intera rivista in formato .pdf

Scarica Adobe Reader per visualizzare le pagine in formato .pdf

CAMBIARE ORIZZONTE di Andrea Canevaro

Appartenenza

Ciascuno di noi sente, più o meno fortemente, un proprio senso di appartenenza. A una famiglia? A un luogo? A un gruppo? A una categoria? Il senso di appartenenza può essere collegato al senso di sicurezza. Quando vivo l’appartenenza, mi sento capito e quindi sicuro. C’è un rischio: un’appartenenza esclusiva. Chi esce dall’appartenenza al mondo del lavoro ed entra nell’appartenenza a quello degli invalidi è esposto a questo rischio: convincersi che solo chi è invalido possa capirlo. E quindi sentirsi sicuro solo fra invalidi. Ma un varco, piccolo o grande, può sempre aprirsi: un bar, frequentato da varie persone con le quali si stabilisce un clima di appartenenza. Una persona con cui si progetta qualcosa. Né i frequentatori del bar, né quella persona sono invalidi.

L’appartenenza a un gruppo esclusivo è una prigione, al massimo dorata. Ma anche i muri più impenetrabili permettono qualche passaggio e qualche contatto. E ci sono persone che, senza neanche saperlo, permettono e favoriscono il passaggio o i contatti. È il passeur , che in italiano possiamo tradurre con traghettatore.

A volte siamo convinti che la nostra sicurezza sia certificata dalla chiusura garantita di quello che riteniamo essere nel nostro gruppo di appartenenza. Viviamo una situazione delicata e paradossale. Siamo convinti cioè che la prigione, il gruppo chiuso, sia la nostra sicurezza. Ma è una sicurezza molto fragile, delicata. Deve sempre difendersi dalla realtà, che è cambiamento, evoluzione. L’invalidità stessa non è immobilità.

Ognuno di noi vive in un microsistema che può esistere se ha varchi che permettono i rifornimenti e la sua vita. Ogni microsistema appartiene a un sistema più ampio. Una canzone di Giorgio Gaber si conclude così: «L’appartenenza / è un’esigenza che si avverte a poco a poco / si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo [...]. / Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi».

quattro zampe

Connor ed Ellie, capirsi senza parole

Per Connor non è facile interagire con il mondo che lo circonda. Ma da quando, poco prima di Natale, nella sua vita è entrata Ellie, un boxer bianco, ha trovato un’amica con cui relazionarsi, ridere, giocare e scambiarsi baci e altre coccole. Fin qui niente di speciale se non fosse che Connor ? che ha sei anni e vive negli Stati Uniti ? comunica con la lingua dei segni a causa di una malattia genetica, la sindrome di DiGeorge, che comporta anche un ritardo nello sviluppo, mentre Ellie invece è sorda ma sembra capire i suoi gesti. L’associazione per il salvataggio dei boxer abbandonati che aveva contattato la famiglia, infatti, aveva detto loro che c’era un cane che rispondeva alla lingua dei segni.

Così il bambino e la cagnolina sono diventati inseparabili, tanto da dormire perfino nello stesso letto. E da quando la madre Brandi ha postato una loro foto sulla pagina Facebook Deaf Dogs Rock , la notizia è stata ripresa da varie testate facendo poi il giro dei media.

«Ellie è molto affettuosa con mio figlio ? ha raccontato la signora Guillet alla Cbc News ?. I boxer sono noti per essere cani particolarmente adatti ai bambini, ma tra di loro c’è qualcosa di assolutamente speciale: questo mi scalda il cuore come nessun’altra cosa».

41