Aprile 2017

Visualizza la pagina 38 di SuperAbile Inail di Aprile 2017 in formato .pdf

Usa i tasti direzionali avanti e indietro della tastiera per sfogliare la rivista

Scarica la pagina in formato .pdf

Scarica l'intera rivista in formato .pdf

Scarica Adobe Reader per visualizzare le pagine in formato .pdf

L’ESPERTO RISPONDE numero verde 800/810810

Previdenza

Ormai da qualche anno mio figlio si è trasferito in Germania con la famiglia e spesso sono andato a trovarlo nei fine settimana. Sono una persona con disabilità riconosciuta, se dovessi trasferirmi da lui per un breve periodo potrei perdere la pensione di invalidità civile?

Secondo la normativa comunitaria le prestazioni assistenziali, a carattere non contributivo (pensione sociale e assegno sociale, pensioni, assegni e indennità per gli invalidi civili, ciechi civili e sordi civili), vengono garantite dal Paese di residenza e di conseguenza non sono esportabili in ambito comunitario o extracomunitario. Tuttavia, nel caso in cui la permanenza nell’altro Stato sia di breve durata è possibile mantenere la residenza in Italia e allo stesso tempo le prestazioni economiche erogate nella modalità utilizzata abitualmente. A ogni modo, e in seguito alla richiesta di chiarimenti da parte delle proprie strutture territoriali, con messaggio del 20 dicembre 2013 n. 20966 l’Inps precisa cosa s’intende per «periodo di breve durata»: le prestazioni assistenziali saranno sospese solo quando la permanenza fuori dal territorio italiano si prolunghi oltre i sei mesi, a meno che non ricorrano gravi motivi sanitari idoneamente documentati da parte dell’interessato (per esempio interventi terapeutici, ricoveri, cure specialistiche presso strutture sanitarie estere; esigenza di assistenza continua da parte di un familiare residente all’estero; esigenza di acquisire farmaci disponibili fuori dal territorio italiano ecc.). Decorso un anno dalla sospensione, e verificato il permanere della mancanza del requisito della residenza, si procederà alla revoca del beneficio. Per maggiori informazioni, Contact Center Inail Superabile 800/810810.

Ausili

Dopo una brutta esperienza presso la mia Asl di residenza per cui mi è stata negata la fornitura di una carrozzina manuale dopo aver ottenuto un paio di scarpe ortopediche, mi chiedo perché spesso le Asl rifiutano l’erogazione di alcuni ausili per "incompatibilità" con altri già concessi?

La presenza delle Asl sul territorio nazionale dovrebbe garantire in egual misura a tutti i cittadini la possibilità di richiedere ausili che possano prevenire, compensare o alleviare una disabilità. Tuttavia accade spesso che l’applicazione della normativa risulti difforme non solo tra regioni, ma addirittura tra Asl della stessa regione e perfino della stessa provincia, tanto da creare sperequazioni ingiustificate tra cittadini aventi la stessa certificazione di invalidità e gli stessi bisogni. In questo quadro si inserisce, con i suoi chiaroscuri, il capitolo delle «incompatibilità tra ausili». Per esempio, la richiesta di un letto ortopedico risulta spesso incompatibile con quella di un deambulatore, di altri ausili per il cammino, di una carrozzina pieghevole per uso esterno o di un montascale, perché si presume che la persona sia allettata senza soluzione di continuità. In realtà non esiste alcuna norma che imponga questo tipo di limitazione, tantomeno se ne ha traccia nel Nomenclatore tariffario, per questo è sempre buona norma chiedere una motivazione scritta del rifiuto per «incompatibilità», a maggior ragione se il medico prescrittore certifica la necessità di entrambi gli ausili. Per maggiori informazioni, Contact Center Inail Superabile 800/810810.

39