Aprile 2017

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MOSTRE

La Shoah dei disabili

«Concedere la morte per grazia ai malati considerati incurabili (?), previa valutazione del loro stato di malattia». Con questa comunicazione informale, redatta nel 1939 sulla sua carta intestata, Adolf Hitler diede facoltà ai medici di uccidere malati e disabili: unico ordine documentato giunto fino a noi, costituì il fondamento amministrativo degli omicidi di almeno 200mila persone ricoverate negli ospedali psichiatrici tedeschi.

Frammenti dell’orrore di questo sterminio nello sterminio saranno esposti fino al 14 maggio al Vittoriano di Roma in 50 pannelli della mostra documentaria Schedati, perseguitati, sterminati. Malati psichici e disabili durante il nazionalsocialismo, arricchita dalla sezione curata dalla Società italiana di psichiatria, dal titolo Malati, manicomi e psichiatri in Italia: dal ventennio fascista alla seconda guerra mondiale. Negli ultimi anni del conflitto, ben 30mila persone persero la vita negli ospedali psichiatrici del nostro Paese. La mostra, sotto l’Alto patronato della Presidenza della Repubblica, è stata realizzata dalla Società tedesca di psichiatria, psicoterapia e psicosomatica (Dgppn). L’adattamento italiano è stato curato dal Network europeo per la ricerca e la formazione in psichiatria e psicodinamica; ha collaborato anche l’Agenzia per la vita indipendente, impegnata a tenere viva la memoria sullo sterminio di migliaia di persone disabili da parte del regime nazista.

Presentato per la prima volta nel 2014 al Parlamento tedesco a Berlino, finora l’allestimento ha raggiunto Londra, Vienna, Osaka, Città del Capo e Toronto. Fotografie e documenti d’archivio, inediti e ricostruzioni biografiche ripercorrono la barbarie nei confronti di malati psichici e di disabili durante il nazionalsocialismo, denominata in codice Operazione T4, dal nome della sede centrale del programma di uccisione a Berlino, Tiergartenstrasse 4. Almeno 42 psichiatri e neurologi collaborarono agli omicidi in qualità di periti che selezionavano i pazienti da sterminare: valutarli fu per loro fonte di reddito aggiuntivo, perché venivano pagati in base al numero di schede compilate.

Fra il 1939 e il 1945, un’altra azione del regime eliminò circa 5mila bambini disabili dopo averli sottoposti a spietate ricerche mediche. «Le foto delle singole persone sono importanti: si riescono a distinguere gli sguardi anaffettivi degli assassini e quelli pieni di dolore e umanità dei malati», osserva Frank Schneider, ideatore della mostra. [Laura Badaracchi]

Fra le 200mila vittime, la 25enne Magdalena Maier-Leibnitz (nella foto, proprietà famiglia Maier-Leibnitz). Figlia di una famiglia altoborghese, Magdalena frequentò il prestigioso collegio di Salem ove iniziarono i suoi problemi psichici per un senso di inadeguatezza. Ricoverata in vari istituti psichiatrici, fu uccisa il 22 aprile 1941. Come a tutte le famiglie, anche ai suoi genitori fu inviato un falso certificato di morte.

Parole e grafia diventano arte

S’intitola 30 metri. Auto. Bio. Grafia l’installazione esposta alla Sala Santa Rita di Roma dal 16 al 21 marzo, esempio di contaminazione fra arte e disabilità. A realizzarla il giovane disabile Petar Pitocco, nato a Sofia nel ’96, che frequenta il quinto anno del liceo artistico "Giulio Carlo Argan" nella capitale. Per un anno, ogni settimana, lo studente ha raccontato la sua quotidianità in un fiume di parole scritte con una bellissima grafia su un rotolo di carta lungo 30 metri . Un lavoro originale, guidato dagli insegnanti Ciro Dimita, curatore dell’esposizione e docente di Laboratorio arti grafiche, e Maria Teodolinda Saturno, esperta di didattica inclusiva. Così la scrittura autobiografica si è aperta a un pubblico più vasto attratto dal potere evocativo delle parole e dal tratto grafico ammaliante, creativo. «Un’opportunità ? secondo il curatore ? per abbandonare i propri pregiudizi e incontrare l’altro, apprezzarne le differenze». [L.B.]

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