Aprile 2017

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della malattia, disinfestato dalla retorica punitiva dell’esclusione, della vergogna, della solitudine, si rivela per quello che è: una fase dell’esistenza in cui è non solo possibile, ma indispensabile, interrogarsi su ciò che abbiamo intorno e su come entra in relazione con noi.

Morgan si accorge, per esempio, che i protocolli medici statunitensi trattano il corpo delle donne malate di Parkinson esattamente come se fossero una variante del corpo maschile, considerato la norma. Lo stesso fatto che il Parkinson sia considerato una patologia che aggredisce più gli uomini che le donne, più gli anziani che i giovani, è una sorta di preconcetto che ben serve l’organizzazione sociale di cui siamo parte. Sono questi i terreni su cui la scrittrice si attiva politicamente, chiedendo per sé e per le altre una medicina di genere, che tenga conto del fatto che il maschile è una variante del corpo umano, non la norma.

Mai didascaliche, le sue stesse poesie sono colme di irresistibili "sgambetti" ai luoghi comuni, alle idee ricevute, alla rassegnazione di chi dice «è sempre stato così» e se ne accontenta. Lieve, ironica, acuminata, la sua scrittura poetica associa, collega, interroga, crea intrecci impensati tra esperienza di vita e saperi specialistici. Botanica, musica, arte, scienze, medicina, storia, politica, archeologia, astronomia, biologia sono altrettanti linguaggi disciplinari da cui estrarre metafore meravigliose che dischiudono mondi sommersi e li fanno apparire in piena luce.

Chiosando il titolo di un importante saggio scritto da Susan Sontag alla fine degli anni Settanta, Malattia come metafora , si potrebbe dire che, facendo poesia, Robin Morgan sottragga la malattia, l’invecchiamento, la morte alle metafore davvero letali che ci siamo abituati ad associare a tutto ciò che non è "normale", vale a dire sano, efficiente, giovane, ricco, produttivo, riproduttivo, bianco, maschio...

Nella parola poetica di Morgan il concetto di normalità a poco a poco si sfalda, smotta, cede, lasciando il campo a quella straordinaria "cipolla" che è la verità: più la sbucci e più pelli trovi. [Maria Nadotti]

Quest’ora buia

Tarda estate, le quattro di mattina. La pioggia sta cessando, gocciola ancora dalle larghe foglie delle celesti hosta, celate nell’ombra del giardino. Scalza, attenta sulle lastre d’ardesia levigate, non mi serve la luce, conosco la strada, mi chino sul letto di menta, raccolgo un pugno
di terra bagnata, poi cerco una sedia a tastoni apro lo scialle, mi siedo e respiro nell’aria verde umida d’agosto. Questa è la piccola ora tranquilla prima che come una granata atterri nel vestibolo il giornale, che il telefono trilli,lampeggi lo schermo del computer e ridestato accechi.
C’è quest’ora: in testa una poesia, terra fra le mani: pienezza indicibile. Quest’ora, in cui sangue del mio sangue ossa delle ossa, il figlio fattosi uomo adesso ? estraneo, familiare, non distante ma a sé ? giace sereno, sognando melodie mentre sereno gli dorme il suo
amore
tra le braccia. Essere arrivata in questo luogo, avere vissuto
sino a qui: illimitata luminosità.
La densità del nero prende a sfumare in terra d’ombra. Incerta, una coloratura rosso cardinale, e l’elegia della tortora luttuosa. Il nero curva nel grigio, affiorano le cose, trascinando le ombre; la notte invecchia nel giorno. Si scuote la città. Ci saranno altre albe, notti, mezzogiorni radiosi. Probabilmente
perderò la strada. Inciamperò, cadrò, maledirò il buio. Qualsiasi cosa accada, c’è stata quest’ora in cui nulla importò, tutto fu intollerabilmente caro. E quando avrò finito con le luci del giorno, dovesse chi mi ha amato dolersi troppo a lungo, ricordi che ho avuto quest’ora ? questa buia perfetta ora ? e sorrida.

[Traduzione dall’inglese di Cristina Alziati e Maria Nadotti]

Quattro poesie di Robin Morgan tradotte in italiano (inedite nel nostro Paese, fra cui quella in alto) si trovano su doppiozero.com/users/robinmorgan, con un saggio di Maria Nadotti, autrice dell’articolo. Giornalista, saggista, consulente editoriale e traduttrice, scrive per testate italiane e straniere.

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