Aprile 2017

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SPORT Nel pallone

Giocando a calcio sulle rive dell’Adige

Il Chievo, la storica società calcistica veronese, ha creato dal niente una squadra composta da giocatori con disabilità intellettive. Che ora puntano a partecipare al "Quarta categoria", il torneo gemellato con la serie A

di Stefano Caredda

Per loro era semplicemente troppo poco. Quando, come numerose altre formazioni della serie A di calcio, hanno ricevuto qualche tempo fa la proposta di adottare una squadra composta da ragazzi e adulti con disabilità intellettiva per dare vita a quel campionato che è stato chiamato "Quarta categoria", lì sulle rive dell’Adige, in quella parte di Verona che ancora oggi mantiene una sua propria identità e un suo specifico nome, Chievo, hanno pensato che no, loro non l’avrebbero fatto. Non perché il progetto che ha coinvolto finora otto squadre di serie A e una di Lega Pro non sia buono e meritevole: certo che lo è, e anche nella sede del ChievoVerona lo sanno bene. Il loro no era dovuto solamente al fatto che volevano provare a metterla in piedi da soli, una squadra simile. A crearla dal niente, e a crearla in casa loro, coinvolgendo l’intera città di Verona, con le sue tante famiglie, le sue tante associazioni e appunto le sue tante persone con disabilità. Che forse sognavano di giocare a calcio in una squadra vera, senza ? fino a quel momento ? esservi riusciti. È nata così, come una piccola grande sfida, e ha già fatto ottimi progressi, la "ChievoVerona Scuola calcio disabili". Un’attività partita lo scorso gennaio e che nei primi mesi di vita ha raccolto l’interesse e l’entusiasmo di otto persone con disabilità, che si allenano due volte alla settimana con risultati soddisfacenti. Una nuova squadra, che l’anno prossimo potrebbe entrare a far parte proprio di quel "Quarta categoria" che ha potuto godere del prestigio e della visibilità mediatica dei club di serie A.

Il "Quarta categoria" è un torneo di calcio a sette dedicato a ragazzi con disabilità intellettive, ritardi cognitivi e difficoltà relazionali, nato da un’idea dell’associazione sportiva dilettantistica Calcio21 e promosso dalle principali realtà calcistiche nazionali: c’è la Federazione italiana giuoco calcio (Fgic), oltre al Centro sportivo italiano (Csi), alla Lega serie A, all’Aia (che mette a disposizione gli arbitri) e all’Aiac (che forma gli allenatori).

In questa prima edizione, avviata a gennaio e destinata a chiudersi a maggio, è un torneo a otto squadre, con gare da 30 minuti disputate tutte nella stessa struttura, il sabato, a Milano, in modo da aiutare i ragazzi a crescere e migliorare non solo sotto il profilo calcistico e motorio ma anche sotto quello sociale e relazionale, permettendo loro di confrontarsi e stare insieme. Sono tutte squadre lombarde o piemontesi, nate in seno ad associazioni sportive dilettantistiche che hanno avuto l’onore del gemellaggio con altrettante formazioni della serie A, resesi disponibili a offrire loro le casacche da gioco e tutto il materiale ufficiale di gara. Così il Milan ha adottato la Briantea84 di Cantù, l’Inter lo Sporting4E di Milano, il Genoa l’Asd Calcio 21 di Milano, il Cagliari si è abbinato al Fuorigioco di Mantova, la Fiorentina all’Ossona, il Sassuolo alla Tukiki Minerva di Milano, la Lazio alla Gea Ticinia Novara, l’Udinese al Vignareal di Vignate. Poi c’è il Venezia (Lega Pro), che ha adottato la Special di Arluno.

«Le squadre di A che hanno aderito a questo speciale campionato ? dice Dario Palumeri, responsabile progetti Accademia ChievoVerona ? hanno semplicemente vestito con la loro maglia squadre già esistenti di persone disabili: quello che vogliamo fare noi è coinvolgere le persone che vivono qui, a Verona, e far crescere questi ragazzi. Per ora non arriviamo a una squadra completa, ma siamo sicuri di ingrandirci e di riuscire a disputare il campionato di Quarta categoria il prossimo anno». Tutti adulti,

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