Aprile 2017

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agli amputati non davano il certificato di idoneità alla pratica agonistica nel ciclismo; così mi sono dedicato all’atletica leggera, che praticavo fin da giovane. Ho corso anche diverse maratone con buoni risultati, il mio tempo migliore è stato 2 ore e 45 minuti».

Qualche anno fa, però, le cose sono cambiate e Nappi è riuscito a ottenere il certificato di idoneità per gareggiare nello sport che gli piace. «Così alla veneranda età di 56 anni sono risalito in bicicletta», ammette. E i risultati non sono mancati: ha vinto il Campionato italiano di ciclocross nella categoria paralimpici (è tesserato con la Federazione ciclistica italiana ed è iscritto a una società sportiva friulana, l’Asd Team Pontoni di Povoletto, in provincia di Udine) ed è arrivato secondo ai Campionati italiani paralimpici di mountain bike. «Mi alleno anche tre o quattro volte alla settimana e nel periodo invernale, quando non posso uscire in bicicletta, vado a correre», dice.

Campano di origine, Michele Nappi si è trasferito in Friuli Venezia Giulia per motivi di lavoro. «Quando sono arrivato qui facevo il carabiniere, ma dopo sei mesi di ferma mi sono congedato perché avevo trovato lavoro in una fabbrica», racconta. Poi l’infortunio: «Avevo solo 27 anni e ho pensato che il mondo mi fosse crollato addosso». Con il tempo le cose sono migliorate: «Ho capito che dovevo andare avanti, che dovevo cercare di prenderla in maniera positiva».

L’ingresso al Centro protesi Inail per lui è stata un’iniezione di speranza. «Fin dal primo giorno a Vigorso di Budrio ho pensato di essere stato molto fortunato ? spiega ?. Ho avuto sempre la massima fiducia nei medici e nei tecnici del centro, sono molto preparati e sempre a disposizione quando hai bisogno. Ci torno periodicamente, l’ultima volta qualche mese fa».

Quando ha ricominciato a gareggiare in bicicletta, Nappi si è rivolto ai tecnici di Budrio per avere una protesi adatta alla pratica sportiva: oggi in gara ne indossa una che gli consente di avere una buona presa sul mezzo. «È una protesi a molla che mi permette di aprire e chiudere la mano e di stringere in maniera sicura il manubrio della bicicletta», spiega. In caso di caduta, la protesi si apre sganciandosi dalla manopola. Invece nella vita di tutti i giorni e al lavoro, Nappi ? che oggi ha un impiego in Prefettura a Udine ? indossa una protesi di tipo estetico, realizzata sempre a Budrio. «La mano è amputata a livello del polso e con l’avambraccio riesco anche a sollevare dei pesi, come i fascicoli di carta ? spiega ?. Quindi in ufficio, in genere, utilizzo la protesi estetica». Per guidare l’automobile, invece, usa una protesi mioelettrica a impulsi, con i sensori sull’avambraccio che gli consentono di muovere la mano e le dita e di afferrare il volante in modo sicuro.

«Sono sempre stato una persona molto sicura di sé ma con l’infortunio, improvvisamente, mi sono sentito vulnerabile e ho perso un po’ di fiducia in me stesso ? racconta ?. Continuavo a chiedermi perché fosse capitato proprio a me, quale fosse il motivo di quell’incidente. Poi piano piano, con il tempo, la situazione è migliorata. Oggi posso dire di condurre una vita normale, per questo devo anche ringraziare mia moglie, che mi è sempre stata vicina».

Nella pagina precedente, Michele Nappi a Buia (Udine) durante il Campionato italiano di ciclocross in cui è arrivato primo. A destra, mentre gareggia a Scorzè (Venezia) al Campionato italiano di mountain bike, dove è arrivato secondo. Foto: Alessandro Billiani.

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