Aprile 2017

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SPORT Ciclocross

Di nuovo in sella

Un infortunio da giovane, l’abbandono del ciclismo e poi la possibilità di ricominciare a gareggiare a 56 anni. Con una protesi ad hoc fatta nel Centro Inail di Vigorso di Budrio. La storia di Michele Nappi

di Laura Pasotti

Quando aveva 27 anni, il sistema di aspirazione nella fabbrica in cui lavorava si è portato via la sua mano sinistra. «La manica della mia tuta da lavoro è stata risucchiata da una ventola e io ho perso la mano fino al polso», racconta Michele Nappi, 62enne di origini casertane trasferitosi, da tempo, in Friuli Venezia Giulia, nella provincia di Udine. «Era il 1982, l’anno in cui mi sarei dovuto sposare. La data del matrimonio era già stata fissata, ma dopo quello che mi era capitato ho scelto di mettere la mia ragazza davanti alla realtà, dicendole che avrei capito se avesse deciso di non voler più stare con una persona che non era più la stessa ? ricorda ?. Qualche mese prima c’era stato un caso simile nel suo paese, di cui si era parlato molto: un ragazzo aveva subito l’amputazione di una gamba, la sua fidanzata non se l’era sentita di andare avanti e così l’aveva lasciato. Ma non tutti se la sentono di continuare a vivere con una persona in quella situazione e io ho deciso di lasciarla libera di scegliere». Lei, ovviamente, era di tutt’altro avviso: «Io le ho detto: "Se non te la senti, lasciamo perdere", lei mi ha risposto: "Non sarà certo questo a farmi cambiare idea". E così eccoci qui: siamo sposati da 34 anni e abbiamo avuto tre figli che ormai sono grandi».

L’infortunio ha spostato la data del matrimonio, ma solamente di un anno: in quel periodo ci sono stati il ricovero per tre mesi in ospedale, il riconoscimento dell’invalidità da parte dell’Inail in seguito all’infortunio sul lavoro e l’arrivo al Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio (Bologna), dove Nappi ha avuto la prima protesi per la mano. Appassionato di ciclismo da sempre, era stato costretto ad abbandonare la bicicletta dopo l’amputazione: «All’epoca

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