Aprile 2017

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CRONACHE ITALIANE Torino

I dieci anni di Casa Oz

Nel capoluogo piemontese una struttura di legno dal tetto spiovente accoglie bambini malati, disabili e in difficoltà. E offre ospitalità alle famiglie di chi è in ospedale. Il tutto in un ambiente allegro e confortevole, fatto di laboratori, biblioteche, spazi comuni e tante attività

di Antonio Storto

A guardarla dall’esterno non è altro che una casa, come uno se le immagina da bambino: le pareti di legno, il tetto spiovente, un grande giardino tutto intorno. E all’orizzonte, a ridosso della linea del Po, la Rocca medievale che svetta dalle placide colline del parco del Valentino. Il termine tecnico sarebbe "centro diurno", ma anche all’interno, Casa Oz ? che prende il nome dal celebre romanzo per ragazzi di Lyman Frank Baum ? è esattamente come appare da fuori: «Una casa per i bambini ? spiega il direttore Marco Canta ? pensata per restituire loro una dimensione consona all’età che hanno, fatta di gioco, riposo, condivisione e apprendimento. Cose fondamentali per un bimbo, che tendono però a finire in secondo piano quando si affronta una malattia». Da dieci anni, quel parallelepipedo a due piani costruito nel cuore della Torino pre-collinare rappresenta un porto franco per ragazzi e famiglie che devono vedersela con periodi d’ospedalizzazione o disabilità e disagio psico-sociale. A volerlo, nel 2007, è stata la presidente Enrica Baricco, architetto e sorella dello scrittore Alessandro: l’idea nacque in seguito alla malattia della figlia Elena, «per offrire ? spiega lei stessa ? dei punti di riferimento a quelle famiglie che si trovavano ad attraversare il tormento che anche la mia aveva vissuto».

«Fin dall’inizio ? ricorda ? abbiamo cercato di essere una cerniera tra la casa e l’ospedale e tra la guarigione e la malattia: alle famiglie dei bambini ricoverati offrivamo un posto dove venire a lavarsi, a mangiare o a riposare nei momenti liberi. Mentre per i bimbi c’erano le sale gioco, gli animatori, come pure l’attività didattica, così che non perdessero il contatto con scuola e apprendimento».

Inizialmente tutto accadeva in uno spazio di 300 metri quadrati all’interno dell’ex Villaggio olimpico, alla prima periferia della città: ma da subito Baricco e i suoi iniziarono a raccogliere fondi e a stringere alleanze per far sì che Casa Oz divenisse qualcosa di più. Così, quando nel 2009 il Comune di Torino ha donato all’associazione un lotto edificabile, è finita che parecchi dei più celebri marchi commerciali presenti in Italia hanno voluto fare la loro, donando arredi, vivande o approvvigionamenti. Oggi, la struttura di corso Moncalieri 262 ? aperta nell’ottobre del 2010 e strategicamente posizionata ad appena mezzo chilometro dall’ospedale Regina Margherita ? è divenuta epicentro di così tante iniziative che si fa quasi fatica a elencarle. Ci sono i progetti per l’autonomia, rivolti ai ragazzi disabili ormai maggiorenni, «che a scadenze regolari ? illustra il direttore Canta ? trascorrono dei periodi in un mini appartamento all’interno della struttura, dove possono imparare a pulire, cucinare e gestirsi convivendo tra pari». C’è il progetto "Siblings", dedicato a supportare psicologicamente i fratelli e le sorelle tra i sei e i dieci anni dei ragazzi con disabilità; oppure il sostegno socio-assistenziale alle famiglie dei bimbi ricoverati, le quali, oltre ad avere accesso a docce, lavanderie, cucina e stanze per il riposo, possono usufruire ? qualora arrivino dall’estero o da fuori città ? di

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