Aprile 2017

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plessivamente sono arrivati a produrre circa dieci chili di tortellini a settimana, solo una piccola parte realizzate da nonne e volontari.

Depositarie dell’antica sapienza di tirar la sfoglia e custodi della tradizione, le nonne dei ragazzi sono state un grande punto di forza del progetto, entusiaste e trascinanti. «A loro ho chiesto un aiuto iniziale, un supporto gastronomico ? racconta Panini ?. Poi abbiamo scoperto, man mano, che c’era un effetto positivo: le nonne avevano ancora qualche imbarazzo nei confronti dei propri nipoti e degli altri ragazzi; non avevano trovato il canale giusto per mettersi in contatto, per paura di essere inadeguate e di non dire la cosa giusta. In questi casi l’atteggiamento è fin troppo prudente: nel dubbio si finisce per stare lontani, attenti a non dire e non fare. Grazie a questa esperienza sono riuscite ad accorciare le distanze, ma anche a farsi un’idea più ampia della patologia e avere un atteggiamento disinvolto con i ragazzi». Un effetto positivo che si è moltiplicato quando hanno chiamato in aiuto le proprie amiche, altre nonne di altri giovani che si sono trovate a confrontarsi con una dimensione tutta nuova. Le nonne sono sedute (con i volontari e gli educatori) insieme ai ragazzi e sovrintendendo le operazioni, correggendo i tortellanti durante le fasi di lavoro. Fino a quando non hanno imparato a fare da soli, un passo concreto verso l’autonomia. Perché è proprio questo l’obiettivo e il senso di questa iniziativa: consentire ai ragazzi di mantenersi attivi anche dopo la fine della scuola, senza perdere le competenze acquisite, e avvicinarsi all’età adulta con la massima autonomia possibile. «Oggi ? sottolinea Panini ? uno dei ragazzi autistici ha insegnato a quelli che non avevano ancora imparato, senza l’intervento degli educatori. Lavorare con progetti tangibili, fare cose che poi dobbiamo usare, rende tutto più efficace. Lo stesso gesto fatto con la plastilina non è la stessa cosa. Cambia l’abito mentale e anche l’atteggiamento. Noi siamo molto più attenti e i ragazzi lo percepiscono, si comportano in maniera adeguata».

Nella fase di costruzione dell’idea c’è stato un aiuto prezioso, la «spinta di fiducia» di Massimo Bottura (poi diventato testimonial d’eccezione del progetto) e di sua moglie. «Ci conosce da tempo ? spiega Silvia ?. Quando abbiamo avuto l’idea ci siamo confrontati con Lara, che si è dimostrata entusiasta. Ci ha dato la forza di cominciare e insieme ci hanno sostenuto, sia dal punto di vista gastronomico sia dell’immagine, per noi importantissima». Lo chef modenese sostiene che «questi tortellini sono i più buoni del mondo perché sono fatti con il cuore». Non è una visione romantica. «La prima cosa da fare per portare avanti un progetto è crederci ed entrare in un rapporto di fiducia ? sottolinea Panini ?. Se non avessi creduto nel progetto, se i ragazzi non ci avessero creduto, non avremmo mai investito. I soldi poi si trovano». L’iniziativa si regge grazie a privati, sponsor e un aiuto "simbolico" dei genitori. E alla fine della giornata i ragazzi rientrano a casa con un bel pacchetto di pasta ripiena, frutto del proprio lavoro, il loro contributo alla famiglia.

La squadra dei tortellanti ora guarda al futuro: l’impegno dell’associazione per i prossimi due anni è dedicato ad ampliare il progetto e stabilizzarlo per offrire qualcosa di più ai ragazzi che chiudono il ciclo scolastico, un’attività più strutturata. E ancora una volta Massimo Bottura sarà al loro fianco.

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