Aprile 2017

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Come altri, Sante Bandirali è convinto che la proliferazione di titoli sull’autismo negli ultimi anni sia dovuta soprattutto all’incremento esponenziale delle diagnosi, alle maggiori conoscenze scientifiche in merito e al fatto che si tratta di un argomento di cui si parla sempre di più. Ma ha anche una sua visione personale delle cose, che ridimensiona, almeno in parte, la portata del boom editoriale: «Secondo uno studio statunitense del 2015, le persone autistiche sono una su 88. E siccome questo rapporto non trova riscontro nei libri, si può dire che di autismo si parla ancora troppo poco». Poco o molto, però, la letteratura ha di certo un valore speciale, che non può essere misurato in termini meramente proporzionali: rappresenta un formidabile strumento di mediazione per rompere le barriere della diffidenza e avvicinare persone che vivono la propria vita su binari paralleli, destinati a non incontrarsi mai. «L’esempio più bello me lo ha fornito qualche tempo fa un bibliotecario ? racconta Bandirali ?. Tra i frequentatori abituali della biblioteca dove lavora c’è un ragazzo autistico: è riuscito a comprendere i suoi comportamenti e a relazionarsi con lui grazie a Il mistero del London Eye , un libro di Siobhan Dowd, pubblicato dalla nostra casa editrice, che ha per protagonista un giovane sul cui cervello gira un sistema operativo diverso da quello delle altre persone».

Ma il pregio più grande della produzione narrativa e cinematografica degli ultimi anni è stato forse proprio quello di ampliare lo spettro della rappresentazione. «Fino a qualche tempo fa c’era soltanto Rain Man , che ha condizionato profondamente l’immaginario sull’autismo nel nostro Paese», sottolinea Giuseppe Cacace, direttore artistico dell’As Film Festival, una manifestazione nata a Roma e oggi diffusa in molte città della Penisola, che in quattro anni ha portato in Italia circa 100 cortometraggi sulla condizione autistica provenienti da tutto il mondo. «In quel film Dustin Hoffman non rappresentava l’autismo in generale, ma solo un singolo tipo di autismo. I corti proiettati durante il festival, invece, mostrano tanti modi differenti di vivere questa particolare condizione: si tratta di rappresentazioni quasi sempre sorprendenti, che vanno al di là degli stereotipi e riflettono la cultura del Paese di provenienza». A volte i cortometraggi vengono prodotti dalle associazioni, ma più spesso sono i familiari a girarli, in particolare fratelli e sorelle, e in alcuni casi le stesse persone autistiche ad alto funzionamento, che vogliono raccontare il loro punto di vista sull’autismo. Lo stesso As Film Festival d’altra parte, fatta eccezione per il direttore artistico, è interamente gestito da giovani con la sindrome di Asperger, che come Marco, Adriano e Nicola prestano la loro opera in maniera volontaria nel corso dell’anno e ricevono un compenso vero e proprio durante i giorni della manifestazione. E per alcuni di loro il cinema è diventato la passione più travolgente della propria vita. Ma questa è un’altra storia, ancora tutta da raccontare.

A pag. 8 Gianluca Nicoletti e suo figlio Tommy. A pag. 9 il regista Massimiliano Sbrolla durante le riprese di un convegno in Puglia. Alle pagine 10-11 alcuni momenti a Opi (L’Aquila). A pag. 12 bagno al mare sulla costa calabrese. A pag. 13 Tommy durante una pausa a Gravina di Puglia (Bari). Foto di Beatrice Quadri-Zoofactory.

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