Aprile 2017

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edizione Oscar. L’intento, per l’autore, è lo stesso che ha mosso la realizzazione del documentario: cercare l’algoritmo perfetto per raccontare il disagio (in questo caso anche il proprio) in maniera sincera e, al tempo stesso, appetibile.

Spesso sono gli stessi autistici ad alto funzionamento, tra cui molti con quella sindrome di Asperger che piace tanto agli editori, a raccontare le vicende della propria vita in forma autobiografica o romanzata. Ma a differenza di alcuni suoi colleghi americani, come la scienziata Temple Grandin e l’ingegnere del suono John Elder Robison, autore del bestseller Guardami negli occhi tradotto in 70 lingue, Tommy non ha scritto nulla e non tiene conferenze in giro per il mondo: fa parte di quella schiera di giovani adulti autistici che parlano poco o niente e manifestano

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La vita di Gioele in un diario fotografico lungo tre anni. Ma per l’autore è soltanto l’inizio

Quando ha incontrato per la prima volta l’undicenne Gioele, Fabio Moscatelli, fotografo romano con spiccata sensibilità per le periferie geografiche ed esistenziali, non aveva un’idea chiara di cosa fosse l’autismo. E non aveva mai pensato di porre la condizione autistica al centro di uno di quei lunghi progetti fotografici che contraddistinguono da sempre il suo lavoro.

A colpire la sua attenzione non è stata questa particolare condizione neurologica, ma proprio lui, Gioele, quel bambino «forse un po’ cresciuto per lo scivolo e l’altalena», a cui Moscatelli ha dedicato un diario fotografico durato tre anni. Così, quando nel 2016 Il quaderno del tempo libero di Gioele è arrivato finalmente alle stampe in una curatissima edizione di sole mille copie (Doll’s Eye Reflex), qualcuno ha commentato che si trattava sicuramente di un bel lavoro, ma Gioele non sembrava affatto autistico. «Probabilmente voleva essere una critica, ma per me ha rappresentato il complimento più grande», racconta il fotografo.

E, infatti, fin dal principio l’intento non è stato quello di «rendere protagonista l’autismo», ma di raccontare la vita di un ragazzo nel delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Non a caso, spiega Moscatelli, «ho evitato appositamente di ritrarre determinate situazioni, pur presenti nella quotidianità di Gioele». Dopo la fase più difficile dell’approccio, il rapporto tra i due è diventato via via più ricco e confidenziale «tanto che oggi ci lega un profondo affetto e io posso affermare di considerarlo quasi un figlio», chiarisce il fotografo, che nel corso dei tre anni ha frequentato assiduamente Gioele e la sua famiglia. Nella foto in questa pagina, per esempio, il ragazzo gioca con Syria, la figlia di Moscatelli, a cui il padre ha voluto dedicare il volume. E proprio il rapporto tra i due bambini può essere inteso come almeno una delle possibili chiavi di lettura di questo ricchissimo reportage: «Non mi piacciono gli stereotipi che sono spesso legati all’autismo, soprattutto la convinzione che gli autistici non siano in grado di comunicare con l’esterno e che lo vivano in una sorta di stato di alienazione. Al contrario, la definizione di autismo che ho trovato maggiormente calzante è quella di una diversa percezione del mondo attraverso i cinque sensi».

Il volume, che è andato subito esaurito, è da considerarsi solo il primo capitolo di un lavoro tutt’altro che concluso: «Gioele è ormai un adolescente e vorrei realizzare un secondo quaderno incentrato, appunto, su questa fase di passaggio e cambiamento ? conclude l’autore ?. Un quaderno, quindi, non più di un bambino ma di un ragazzo». [A.P.]

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