Gennaio 2017

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L’INCHIESTA Basket in carrozzina

Cronache da una stagione al cardiopalma

Al giro di boa la stagione del wheelchair basketball, con la nostra serie A, si conferma uno dei tre tornei più belli del mondo. Viaggio dietro le quinte fra bilanci societari, costi esorbitanti, sponsor da trovare, un volontariato ancora prezioso. E poi il grande ruolo dell’Inail

Stefano Caredda

Palloni che rimbalzano, carrozzine che si scontrano, giocatori che rotolano sul parquet. Eccoci nel mondo del basket in carrozzina, una delle discipline paralimpiche più diffuse al mondo, con una tradizione alle spalle e un futuro che nonostante le difficoltà promette ancora belle sorprese. Uno sport in cui l’Italia può legittimamente fregiarsi di esserci: molto bene a livello di campionato (con la nostra serie A che rappresenta senza ombra di dubbio, con Germania e Spagna, uno dei tre tornei più quotati del pianeta) e con qualche difficoltà maggiore a livello di Nazionale, con gli azzurri che puntano alla risalita dopo aver mancato la qualificazione alle Paralimpiadi di Rio 2016. È un movimento che prospera in alcune zone del Paese e fatica terribilmente in altre, che vede la presenza nel nostro campionato di alcuni fra i più forti giocatori e allenatori del mondo e che deve però fare i conti ogni giorno con le difficoltà logistiche, organizzative ed economiche, dai costi delle trasferte alla carenza degli sponsor, fino alla gestione degli impianti e, in generale, di un bilancio societario che per le formazioni di primo livello ha numeri da centinaia di migliaia di euro.

Prima di addentrarci nel dietro le quinte di questo universo, vediamo quello che è evidente a tutti e che va in

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