Gennaio 2017

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CAMBIARE ORIZZONTE

di Andrea Canevaro

Salienza? Basta che un lume...

Il poeta Gaetano Arcangeli scrive: «Basta anche il lume in fondo alla vallata,/quel lume che ogni sera torna. È come/quando si dice a un premuroso che/ci si vede, e altro lume non occorre...//Basta il mistero, sulla delusa terra,/del lume che a intervalli appare e spare,/e avvezzo a sé fa il cuore, come a un palpito...//Basta che un lume, in una lontananza,/si riaccenda nel mondo, a quando a quando».
Avanziamo esplorando e scoprendo che non siamo in un terreno vuoto. È abitato. La nostra mente è organizzata in modo da avvertire fatti salienti? E di leggere le salienze che permettono di andare avanti?
Dove collochiamo quel fatto saliente perché non si perda? Dobbiamo esercitare la nostra memoria. Cosa non semplice se i compiti che dobbiamo svolgere sono fitti di impegni al punto da impedirci di pensare, di riflettere. O se la nostra mente è totalmente occupata da un solo pensiero: sono invalido. Da quel momento, potremmo leggere anche il lume in fondo alla vallata come una minaccia e mai come un inizio di progetto.
Nessuno di noi ha inventato il linguaggio. L’ha adottato per potersi esprimere, essere capito, e poter manifestare le proprie intenzioni. Può farlo entrando nel linguaggio che lo ha accolto. Per un progetto, magari di rinascita, è un po’ lo stesso. Posso realizzare il mio progetto di vita se lo colloco in un progetto più ampio. E ho tante più probabilità di successo, quanto il progetto in cui si colloca coinvolge gli altri, nel numero più ampio possibile. Allora il mio progetto, e il mio benessere, si realizza se si realizza il progetto, e il benessere, degli altri. È l’economia della conoscenza. Citando il filosofo francese Maurice Merleau-Ponty (Senso e non senso, Il Saggiatore): «Il senso dei nostri atti è nelle nostre intenzioni, o negli effetti che producono all’esterno? [...] Può mai succedere che tali effetti ci siano del tutto ignoti e che non siano voluti anch’essi? [...] Tutte le nostre azioni hanno parecchi sensi, in particolare quello che offrono ai testimoni esterni, e noi li assumiamo tutti agendo, poiché gli altri sono le coordinate permanenti della nostra vita. A partire dal momento in cui sentiamo la loro esistenza, ci impegniamo a essere fra l’altro quel che essi pensano di noi, poiché riconosciamo loro il potere esorbitante di vederci». Ne riparleremo.

cosplayer

Gabriele e Gab, in comune la passione per Batman e i cartoon

Due ragazzi, la passione per i fumetti e la sedia a ruote si trasforma in Batmobile. L’ha costruita Gabriele Garrè, 19enne di Busalla (in provincia di Genova), in arte "Gab Cosplay" (i cosplayer sono coloro che amano vestirsi da cartone animato, manga o anime giapponesi), per il suo amico Gabriele Levo, 30 anni, come lui appassionato di supereroi. E, insieme, a fine ottobre se ne sono andati in giro per il Lucca Comics.
«Gabriele ha una grave malattia, è in carrozzina, ed è un fan di Batman - racconta Gab -. Come me, indossa spesso costumi. Ci siamo conosciuti durante un piccolo evento, abbiamo stretto amicizia e lui mi ha parlato della sua vita e dei suoi progetti. Così ho passato tutta l’estate a costruire una Batmobile per lui, suoni e volante incluso. L’abbiamo realizzata senza nessuna spesa, trascorrendo giornate intere insieme. È stato un piacere enorme: lui sa tantissime cose su Batman, è una specie di dizionario umano, ma non pensava fosse possibile ricreare l’automobile del suo mito».
Garrè aggiunge: «Sono stato un po’ criticato dalla comunità di cosplayer, soprattutto per il fatto di essermi dato da fare per un sorriso e non per soldi». E il sorriso, in questo caso, è niente di meno che quello di Joker. (Foto in alto a sinistra: Simo Pincia) [C.L.]

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